Bolzano ai tempi di Ötzi

Attualità | 14/10/2021

Sull’uomo del Similaun sono state compiute moltissime ricerche, che hanno consentito di realizzarne una sorta di identikit. Ma cosa sappiamo di com’era la conca di Bolzano all’epoca e da chi era abitata?

La conca di Bolzano è sempre stata legata alla confluenza dell’Isarco nell’Adige. Ma per farci un’idea della conca ai tempi di Ötzi non dobbiamo pensare al corso odierno dei fiumi, in quanto all’epoca essi avevano una conformazione ad ampi meandri. Il corso dell’Adige, ad esempio, si presentava con queste caratteristiche dalla zona dell’odierna Merano fino circa a Verona. Mentre a quei tempi l’Isarco finiva nell’Adige, un poco più a nord rispetto all’attuale confluenza all’altezza della roccia di Castel Firmiano. Insomma: i letti dei fiumi erano molto più ampi e molto più liberi rispetto ad oggi.
Anche per questo motivo era difficile trovare insediamenti nel fondovalle, in quanto spesso le zone, specie quelle determinate da qualche ansa di fiume, erano paludose, come ad esempio la zona più a sud dell’odierna Bolzano, fino a Laives. In realtà non possiamo escludere in assoluto la presenza dell’uomo in questa zona, in quanto la conformazione del terreno e le alluvioni del tempo ne hanno cancellato le eventuali testimonianze. Ma si ritiene che i fondivalle fossero abbastanza selvatici, lasciati al fiume, mentre l’uomo si locava in posti protetti e all’asciutto, su piccoli conoidi, caratterizzati da accumuli di materiali detritici depositati dai corsi d’acqua.
Oggi siamo a conoscenza di insediamenti anche nelle zone di Soprabolzano, San Genesio, sul Virgolo, nella zona sopra San Giacomo, a Castel Firmiano e in tutto l’Oltradige. Si tratta, come vediamo, di zone più in quota e quindi al riparo dal pericolo delle alluvioni.
Su questi siti, ad esempio a Castel Firmiano, ci sono resti anche antichi, addirittura risalenti all’età neolitica e del rame, che sono le età precedenti o contemporanee a Ötzi.
Siamo a conoscenza anche di insediamenti preistorici tra il Burgraviato e Bolzano presenti su entrambi i lati della valle, soprattutto nella zona di Terlano, più soleggiata.
Sappiamo anche di un insediamento di case dove la strada da Gries e San Maurizio interseca la vecchia strada provinciale per Merano. Inoltre sul conoide di Settequerce abbiamo conto dell’esistenza di case, cosiddette di tipo retico di un importante insediamento protostorico. Il luogo era molto abitato, senz’altro molto più di oggi.
Ulteriori dettagli li chiediamo al dott. Alberto Alberti, laureato in Archeologia, classe 1967, direttore del Gruppo Archeologico di Bolzano.

Alberto Alberti

Dott. Alberti, abbiamo indicazioni sulla grandezza degli insediamenti umani nella conca di Bolzano all’epoca di Ötzi?
Nell’epoca neolitica possiamo immaginare che ci fossero dei piccoli insediamenti sparsi sul fondovalle, e anche in zona di montagna media. Ipotizziamo fossero comunità di 50 persone o poco più. Per avere dei dati precisi, dovremmo individuare e scavare un intero insediamento e allora con calcoli vari, dati dalla presenza di ossa, alla presenza effettiva di abitazioni, potremmo eventualmente dedurne la quantità. In questa direzione aiuterebbe anche trovare una necropoli, un antico cimitero.

Sappiamo qualcosa di queste popolazioni?
Diciamo che si tratta di Reti o di civiltà retica quando parliamo della popolazione locale autoctona che abitava le nostre valli perlomeno dall’età del bronzo, ma molto probabilmente già dall’età neolitica. La loro zona di insediamento si estendeva dall’odierno Cantone dei Grigioni in Svizzera, passando dagli odierni Alto Adige e Trentino fino a ridosso della prealpi venete. I Reti erano una popolazione pre-indoeuropea che parlava una lingua che aveva delle relazioni con l’etrusco. I Reti vivevano nella Valle Tridentina, la quale altro non è che l’odierna valle dell’Adige tra Trento e Merano. I tridentini erano una tribù locale e tra l’VIII ed il V secolo a.C. erano ben sistemati lungo tutta la valle dell’Adige. Rispetto alle epoche successive l’elemento più importante per la loro vita era senz’altro il fiume. Navigabile con barche e zattere dallo sbocco in mare fino a Vadena, l’Adige da lì in poi acquisiva un carattere torrentizio o perlomeno più tortuoso. In determinate stagioni il fiume era percorribile fino a Settequerce, una zona all’epoca lambita da un meandro dell’Adige. Vadena veniva considerato all’epoca un emporio, un punto di commercio internazionale, nato intorno al 1300 a.C. Da lì le merci proseguivano via terra, verso i mercati nordici, dell’Europa centrale. A Vadena e Settequerce sono stati rinvenuti diversi reperti relativi ad altre aree, celtiche, padane (etrusche), ecc.

Gli scavi presso la necropoli di Settequerce

Sappiamo qualcosa sugli animali dell’epoca?
Per quanto riguarda l’età del bronzo, sono rappresentati molti buoi, pecore e capre. Erano quelle le specie che venivano allevate. Sappiamo anche della presenza di animali selvatici che venivano cacciati. Verosimilmente nella zona della conca si cacciava e si pescava – abbiamo infatti tracce di pesci, ad esempio, anche se è più difficile vederli e rintracciarli in quanto sono più delicati e non sempre si conservano nel tempo.

Scavi a Laives

Può dirci qualcosa sui ritrovamenti nella conca di Bolzano?
Sappiamo che nell’età del Ferro, nel primo millennio a.C., nella zona di Bolzano c’erano degli insediamenti a ridosso della montagna. Nella zona di Gries, verso San Maurizio, in località Bagni di zolfo, c’è un affioramento di acqua sulfurea e lì è stato identificato un luogo di culto, evidentemente dovuto a quest’acqua particolare. A San Maurizio inoltre, è stato trovato un deposito di centinaia di anelli in bronzo, che oggi sono conservati al museo civico di Bolzano. 
Nella zona di Maso Berger, sempre nella zona tra San Maurizio e Gries, è stata trovata una necropoli dell’età del ferro media e tarda. 

Gli anelli rinvenuti a San Maurizio


La conca di Bolzano ha cominciato ad essere abitata con l’avvento dei Romani, conseguente alla calata dei Cimbri (intorno al 100 a.C.). I Cimbri, passati da quelle parti in una delle loro scorrerie, alla fine sono stati sconfitti dai romani. La lotta ai Cimbri è stata la causa della romanizzazione dell’area alpina. I romani misero piede in modo un po’ più stabile nelle nostre valli, proprio per premunirsi da queste incursioni che avevano fatto tanti danni. Con i romani ha cominciato a prendere forma anche un vero e proprio insediamento in zona conca. Dell’epoca romana ci sono testimonianze vicino alla casa di riposo Grieserhof: un insediamento romano stabile con tanto di luogo di culto/tempio (gli scavi sono visitabili). In ogni caso abbiamo molti altri ritrovamenti di epoca romana sparsi sul territorio. In modo particolare vorrei ricordare il ritrovamento di epoca tarda romana consistente nei resti di una basilica paleocristiana sottostante il Duomo di Bolzano. Scoperta, questa, da mettere in relazione al nucleo storico di Pons Drusi, Ponte di Druso, abitato che prende il nome dal famoso condottiero e che si presume fosse collocato nella zona tra l’odierno Ponte Loreto e Piazza Walther.

Autore: Till Antonio Mola

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