Amo scrivere di comico e di colori

QuiIntervista | 29/10/2020

Luisa Bertolini dirige la rivista online “Fillide” che raccoglie saggi e racconti sul tema del comico e dell’umorismo. Ha insegnato per più di quarant’anni storia e filosofia nei licei e all’attività didattica ha sempre affiancato la ricerca filosofica sui temi del kantismo e della critica del linguaggio, scrivendo saggi e traduzioni (Hermann Cohen e Fritz Mauthner). Nel 2002 ha pubblicato per Guerini “Il colore delle cose”, un tema che continua a coltivare per la rivista “Doppiozero”.

La cosa che mi piace di più di me.

L’ostinazione.

Il mio principale difetto.

Non saper raccontare le barzellette.

La volta che sono stata più felice.

Quando ho trovato l’uomo della mia vita.

In famiglia mi chiamano…

Scimmia isterica o maestro zen (più che chiamare, mia figlia mi descrive come…).

L’errore che non rifarei.

Il tempo perso della politica degli anni Settanta.

La persona che invidio di più.

Marilyn Monroe.

La persona che ammiro di più.

L’autore del fumetto “Kelvin & Hobbes”, Bill Watterson.

Un libro da portare sull’isola deserta.

“Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda.

Il capriccio che non mi sono mai tolta.

Mettere dei tacchi da 12.

L’ultima volta che ho perso la calma.

Nell’ultimo collegio docenti, come in tutti quelli precedenti.

Mi sono sentita orgogliosa quando…

Mia figlia ha vinto il premio Calvino.

La mia occupazione preferita.

Scrivere di comico e di colori.

Il luogo dove vorrei vivere.

Una casa che dà sul lago.

Il colore che preferisco.

Il giallo di cadmio.

Il fiore che amo.

Il girasole.

Il mio piatto preferito.

La zuppa di pesce.

Il mio musicista preferito.

Ryūichi Sakamoto.

Il mio pittore preferito.

Felice Casorati. 

Dico bugie solo…

Purtroppo non ne sono capace, di dire bugie.

La mia paura più grande.

Perdere la vista.

Il giocattolo che ho amato di più.

L’orso.

L’oggetto a cui sono più legata.

L’orso di peluche, quello.

La massima stravaganza della mia vita.

I miei matrimoni.

Il mio primo ricordo.

Una scala che scricchiola in una casa di un medico tedesco che aveva una libreria di libri antichi e che assomigliava a Freud.

Dove mi vedo tra dieci anni.

Sotto terra.

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