Salorno dice addio allo storico forno

Attualità | 1/7/2021

Chiude lo storico forno di Salorno, gestito dal 1977 dalla famiglia Dalpiaz. Tra il profumo di pane fresco e dolci appena sfornati, il paese saluta Milena e Diego Dalpiaz, con grande nostalgia e affetto. Proprio Milena ci ha raccontato qualcosa di più di questa fantastica storia andata avanti per oltre quarant’anni.

Qual è la vostra storia?
Papà Gervasio ha fatto il panettiere da quando aveva 14 anni e nel 1977 ha deciso di comprare il panificio a Salorno. Mio fratello Diego aveva 16 anni all’epoca, e ha subito iniziato a lavorarci anche lui. Poi sono arrivata anch’io e ormai sono più di trent’anni che lavoro in negozio.

Siete un punto di riferimento, a Salorno.
Sì, il paese è piccolo, ci conoscono tutti come famiglia e io sono praticamente cresciuta in negozio. Poi è una di quelle realtà che purtroppo stanno scomparendo, dove ti ritrovi a fare due chiacchiere con più calma. Si crea un altro tipo di rapporto con il cliente, a lungo andare e a forza di vedersi tutti i giorni.

I fratelli Diego e Milena Dalpiaz

Perché la decisione di chiudere?
Mio fratello è in pensione, non ha senso continuare nell’avventura. Purtroppo, non abbiamo trovato nessuno che rilevi l’attività. Secondo noi è un bene prezioso per il paese, avere un forno artigianale, sentire il profumo del pane appena sfornato, dei dolci — soprattutto adesso con la grande distribuzione, dove arriva già tutto confezionato. Insomma, è tutta un’altra cosa, sia per quanto riguarda il servizio che per quanto riguarda la qualità.

Sono tutti dispiaciuti, compresa l’amministrazione comunale.
Sì, oltre ai saluti, ho ricevuto ad esempio una bellissima lettera di un signore di Egna che mi ha fatta emozionare. Sono tutti dispiaciuti perché va a perdersi un ottimo prodotto e perché comunque è un negozio di famiglia ormai: a frequentare sempre un posto alla fine ti affezioni. Sindaco e vicesindaco sono clienti e siamo praticamente cresciuti insieme, sono molto dispiaciuti. È un momento più che mai familiare, anche con il resto del paese, oltre che di cessata attività commerciale.

E ora?
Mi prendo una pausa, voglio godermi i miei genitori che sono anziani. Sia io che mio fratello abbiamo bisogno di riposarci. Poi ricomincerò a lavorare, ma non ci ho ancora pensato. So che mi mancherà un sacco stare in mezzo alla gente, starò incastrata in ogni angolo del paese per parlare con tutti.

Qual è il ricordo più bello di questa attività?
Ne avrei tutti i giorni di belli, perché è una vita che le persone ci danno fiducia e l’affetto. Lo dimostrano entrando dalla porta; nessuno è obbligato ad entrare, il pane si trova anche in altri negozi – questo vuol dire che tengono a noi e scelgono il nostro prodotto, ne apprezzano la qualità. Ci sono molti gesti che mi lasciano stupita perché sono fatti dal cuore.

Autore: Ana Andros COOLtour

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