Appiano, terra di castelli e vini

Attualità | 25/3/2021

Terra di castelli e vini, si definisce il comune di Appiano. E non a torto: i primi raggiungono l’incredibile numero di 180, mentre i secondi interessano un’area coltivata unica in Alto Adige. Alle due caratteristiche se ne può aggiungere una terza: la memoria. Ogni passo equivale a un’immersione storica che abbraccia un arco temporale di oltre 10000 anni. Il passato ha lasciato tracce indelebili in tutte e nove le “frazioni”: da San Michele a Cornaiano, da San Paolo a Monticolo, da Frangarto a Riva di Sotto, da Missiano alle solitarie Gaido e Predonico.
A differenza delle località “retiche” dell’Alto Adige, la cui denominazione rimane avvolta nel mistero, Appiano appartiene al novero di comuni dal nome abbastanza comprensibile. Si tratta dei cosiddetti “prediali” romani, derivati dal nome proprio del dominus del luogo. È dunque ipotizzabile che Appiano fosse il feudo di un veterano di nome Appius o Appianus. La prima citazione del nome risale tuttavia al 590, quando Paolo Diacono nella sua “Storia dei Longobardi” parla di Appianum come di un castello longobardo distrutto dai Franchi.
Siamo, dunque, in presenza di una zona agricola e naturale particolarmente seducente. E non da oggi, dato che dopo i Romani (non è certo un caso se la battaglia finale tra Druso e i “ribelli” retici ebbe luogo proprio negli acquitrini ai piedi di Castel Firmiano: ultimo baluardo a difesa di un luogo privilegiato e ambito), anche in epoca medievale Appiano rappresentò il centro di potere di un territorio comprensivo del Burgraviato, della vicina Bolzano e della Bassa Atesina, porta verso il sud lombardo-veneto. I potenti conti governavano per conto del Vescovo di Trento e, in epoca successiva, anche dei conti del Tirolo.
Oggi, come detto, Appiano è il nome di un insieme di località disseminate dalle pendici della Mendola ai boschi di Monticolo e dalla piana di Bolzano, sulla cui strada si possono ammirare le grandiose colline moreniche dell’ultima era glaciale, alle porte di Caldaro, comune che invece ha esercitato un lungo dominio religioso.Gli abitanti sono circa 15000 e la crescita degli ultimi decenni è stata vertiginosa. Al pari di Laives, altro centro che ha sofferto il lungo blocco edilizio bolzanino, ha subito una massiccia immigrazione “forzata”. Il centro del comune è San Michele, un borgo rinnovato ma nel contempo capace di conservare le peculiarità del paesino di un tempo. Certo molti sono gli edifici nuovi o ristrutturati, la stessa piazza principale ha subito un consistente restyling. Ma rimangono, tutt’attorno, anche i vecchi edifici, il convento dei Cappuccini, le locande storiche, il municipio e, poco distante, la chiesa parrocchiale.
Torniamo, con la memoria, al punto di partenza: il passaggio a livello di Ponte Adige. Qui si può imboccare la suggestiva ciclabile che “circumnaviga” il Monte di Mezzo sul vecchio tracciato della indimenticata “vacca” di Caldaro, il trenino che faceva la spola tra Bolzano e il centro più remoto dell’Oltradige. Dopo Frangarto e Riva di Sotto, che ci collegano alla via dei castelli – dove spiccano i gioielli di Hocheppan, Boymont e Korb – incontriamo il bivio per due paesi da sempre orgogliosamente “indipendenti”: San Paolo, il cui campanile svetta imponente sulla vallata, e Cornaiano, il paese vinicolo dalle incantevoli vie e cantine di stampo medievale. Raggiunto San Michele, che si apre verso gli estesi boschi di Monticolo con i due stupendi laghi e le solitarie alture un tempo abitate da misteriosi personaggi (chiamati uomini selvaggi), percorriamo la strada che da Monte conduce alle due località più lontane e incantate del comune: Gaido e Predonico, entrambe meravigliosamente incastonate nel paesaggio montano ai piedi del candido Macaion. Guardando lontano oltre le case del fondovalle nulla si percepisce del rumore del traffico e, per fortuna, ancor meno dell’aggressione dell’edilizia alla natura anche qui sempre in agguato.

Copyright della foto principale: David Kruk

Autore: Reinhard Christanell

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