“Ci sono possibilità oltre la demenza”

Attualità | 11/3/2021

Continua la serie di articoli di approfondimento sul tema della demenza e della cura delle persone che ne soffrono, a cura di Roberta Lenzi del progetto Sente-mente. 

“Possiamo vivere una vita felice, continuare a fare le cose in modo diverso, utilizzando al massimo le nostre risorse.” Queste sono parole di Harry Urban, una persona che vive con la demenza. Anche Luigi, da qualche anno, convive con la demenza; e un po’ alla volta si accorge di come i ricordi si confondano e le parole si attorciglino intorno a idee che rapidamente svaniscono. Anche il suo corpo sembra dimenticare cose semplici: talvolta i suoi passi si fanno più incerti e le cose quotidiane che prima appartenevano alle sue abitudini gli sembrano estranee. Sente intorno a sé i suoi famigliari che, con voce sommessa, parlano di lui dicendo: “Sai, Luigi non è più capace di, non capisce, ormai non è più in grado”.
Alice, la donna che è sempre stata al suo fianco, farebbe qualsiasi cosa per lui. Gli sta accanto e diventa le sue mani quando lui non riesce a fare qualcosa. È abitudine comune sostituirsi al nostro caro quando lo vediamo in difficoltà nel compiere azioni che riguardano la sua persona; a volte questo è dovuto al poco tempo a disposizione, ma molto più spesso al desiderio di volerlo aiutare, di fare il suo bene, confondendo il significato di assistere con quello più profondo di “prendersi cura”. 
Non ci si prende cura di una persona solamente facendo delle cose per lei, ma anche consentendole di continuare ad alimentare la fiducia in sé stessa. Più ci si sostituisce alla persona, più si crea un rapporto di dipendenza e si influisce sulla sua autostima. È proprio il senso di autonomia che fa sentire di essere ancora vivi; poter continuare a occuparsi anche solo di piccoli aspetti che riguardano la cura di sé stessi – come allacciarsi le scarpe, chiudere i bottoni della camicia, indossare un indumento, farsi la barba, fare due passi, mangiare da soli…
Al di là dei limiti della persona che si ama, esiste un mondo di possibilità. Si deve solo scegliere di portare lo sguardo oltre gli ostacoli che si percepiscono come insuperabili e risvegliare la propria creatività, quella creatività che permette di trovare soluzioni alternative oltre il “si è sempre fatto così”. In che modo, per esempio? Se per la persona di cui ci prendiamo cura mettere le scarpe è diventato difficoltoso, prima di farlo per lei, proviamo a mettere uno sgabello dove possa appoggiare il piede: forse riuscirà a farlo da sé, con un po’ del nostro aiuto. 
Se usare il cucchiaio è una manovra complicata, possiamo cucinare cose gustose che si possano mangiare con la forchetta o, perché no, stuzzichini che si possano prendere con le mani. Non vuole lavarsi le mani? Arrabbiarsi è inutile. Chiediamo con gentilezza se, per favore, può lavare quelle tazzine nel lavandino. Si sentirà utile e, così facendo, si laverà le mani. Spetta a chi sta accanto a persone con demenza impegnarsi per moltiplicare le possibilità di autonomia nella loro vita. È il modo più bello per dire loro che gli si vuole bene.

Autore: Roberta Lenzi di Sente-Mente felicitatrice

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