Termeno, paese del vino e del carnevale

Attualità | 11/3/2021

Con il gelo di questo lungo inverno nelle ossa, ci avviciniamo fiduciosi a Termeno. Il paese sorge su un’altura sotto i monti Göller e Roen e, in senso lato, a cavallo tra la Bassa Atesina e l’Oltradige. A quest’ora del pomeriggio il sole attraversa la valle dell’Adige trasformandola in una terra ricca di suggestioni mediterranee. 
Lasciato alle nostre spalle il lago di Caldaro e attraversando i caratteristici vigneti ancora spogli dove i contadini sono intenti nelle operazioni di potatura, raggiungiamo il centro del paese, in passato più volte distrutto da furiosi incendi e dalle esondazioni del terribile rio della Val d’Inferno. 
Il nome del paese, di cui conosciamo varie versioni, da Traminum a Treminde e vico Traminno, rientra a pieno titolo nel novero di quelli preromani “indecifrabili”, presenti in gran numero anche in Bassa Atesina. Il problema principale, in questo campo, non è quello di “interpretare” il significato del nome ma, prima ancora, di individuare la sua lingua di appartenenza. Una possibile soluzione è stata proposta dallo studioso Diether Schürr, che lo fa derivare dal nome proprio TRIUMUS di origine euganeo-veneta.
È invece certo che Termeno, dal medioevo fino al 1777, fu terra di proprietà dei vescovi trentini, che qui dominarono con i Vanga e i conti di Appiano. Altrettanto singolare la circostanza, citata nella lettera vigiliana, che ancora nell’anno 1000 si seguisse la legge longobarda applicata da un gastaldo.
Se secondo la legenda fu il vescovo Vigilio a cristianizzare la zona e a fondare la prima chiesa, appare singolare che questa sia stata dedicata ai santi orientali trecenteschi Quirico e Giulitta. La basilica fu ampliata e ricostruita più volte ed è dotata di un possente campanile che raggiunge l’altezza record di 87 metri. La parrocchia era tradizionalmente legata al decanato di Caldaro a pare abbia raggiunto l’autonomia in epoca tardo medievale. 
In un vigneto del luogo, nel XIX secolo fu ritrovato uno stupendo menhir figurato di quasi due metri di altezza, che proietta i primi insediamenti indietro nel tempo di almeno 5000 anni, nell’età del rame.
Il nome di Termeno è legato indissolubilmente a due fattori: il carnevale e il vino. Il vitigno del Gewürztraminer, dalla classica uva rossastra, produce l’aromatico vino dal colore paglierino rinomato fin dai tempi antichi. Qui il vino ha una tradizione che precede l’arrivo dei Romani, che pure contribuirono in maniera decisiva a migliorare le tecniche di produzione e conservazione. Oswald von Wolkenstein, trovandosi al lago di Costanza nel 1416 e dovendo bere i vini locali, scrisse le nostalgiche parole “dick gen Traminn stet mein gedanck” (corre forte verso Termeno il mio pensiero).
Il carnevale, con il noto corteo di Egetmann (da un originario rito della fecondità, in cui un erpice – in tedesco Egge –  veniva trascinato lungo le strade del paese), è uno dei più antichi dell’area alpina. Viene rappresentato il martedì grasso degli anni dispari e attira migliaia di curiosi. Alla sfilata possono partecipare solo uomini, per cui anche le figure femminili sono interpretate da maschi travestiti. Considerando che il paese ha 3500 abitanti e che i figuranti sono quasi mille, è facile capire come ogni famiglia sia coinvolta nella sfilata accompagnata dal fracasso delle bocche di legno degli Schnappviecher, letteralmente draghi acchiappacristiani.
Chiudiamo la nostra visita sul dosso di Kastelaz, dove un tempo sorgeva un castello romano e poi quello medioevale distrutto da Mainardo II. È rimasta la stupenda chiesetta dedicata a S. Giacomo, ricca di straordinari affreschi romani del 1220 rappresentanti figure mitologiche per metà uomini e per metà animali: uomini-pesce che combattono con uomini-uccello, centauri e un uomo-cane. Forse qui si nasconde l’anima di questo paese e della gente che lo abita.

Copyright foto principale: David Kruk

Autore: Reinhard Christanell

Rubriche

Senza Confini

Bisogno di democrazia vera nell’epoca del bullismo globale

Autocrazie, populismi, sovranismi, nazionalismi, indebolimento delle democrazie e del multilatera...

Mostra altri
Senza Confini
La Scena Musicale

The Rumpled: un anno di corsa

Il 2026, e non è ancora terminato, è un anno che la band folk rock in cui milita il fisarmonicist...

Mostra altri
La Scena Musicale
Racconti dalla Bassa

La realtà di Laives e Ora sulla soglia della guerra

L’orrore della guerra non ha nomi e non ha volti. Rimane nei numeri, nelle date, nelle lapidi. Ma...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa
Tra storia, arte e architettura

Quelle donne, muse di creatività, ci raccontano lo stile ...

Resterà aperta fino al 18 ottobre la mostra “Luce di donna”, a Merano a Palais Mamming. Fra le nu...

Mostra altri
Tra storia, arte e architettura
Balconorto

Gute Reise, Mirco! Parte III

Oggi è dirimente far comprendere subsidenza atmosferica, compressione adiabatica e crollo dell’al...

Mostra altri
Balconorto
#qui_foodstories

Uova alla paprika

INGREDIENTI 8 uova180 g tonno sott’olio1 cucchiaio capperi sott’aceto3 cucchiai maioneseq.b. olio...

Mostra altri
#qui_foodstories
Scorci del capoluogo

La strada dedicata a Nazario Sauro

A Oltrisarco vi sono due vie dedicate a martiri irredentisti; oltre a via Fabio Filzi vi è via Na...

Mostra altri
Scorci del capoluogo
Editoriale

Autunno

Nella riflessione da me proposta nella scorso editoriale mi ero soffermato sul concetto di vacanz...

Mostra altri
Editoriale