Si chiamano “scivoli di pietra” o “pietre di scivolamento” e, se oggi sono oggetto di svago per bambini e ignari turisti sorridenti, in realtà furono antichi luoghi sacri dedicati al culto della fertilità. Si tratta di grandi massi erratici o menhir sui quali le donne erano solite scivolare per guarire dalla sterilità o per favorire il concepimento. Scopriamo alcuni siti presenti in Alto Adige e la loro funzione rituale.
La “scivolata” sulle rocce della fertilità era una pratica diffusa tra le antiche popolazioni che abitavano l’Europa centrale e l’Italia, in particolar modo lungo l’arco alpino. Alcuni siti celebri si possono trovare in Valle d’Aosta, Piemonte, Toscana e persino Sardegna. Benché fossero originariamente utilizzati dalle popolazioni preistoriche, la loro funzione non si esaurì con esse. I rituali della fertilità sopravvissero nel tempo ai mutamenti religiosi, tramandandosi dalle religioni pagane al cristianesimo rurale, fino talvolta a oggi.
Mircea Eliade (1907-1986), storico delle religioni, spiega nel suo Trattato di storia delle religioni il perché di questa pratica. Lo studioso parla di “cratofanie litiche”, ossia di manifestazioni del sacro nella roccia.
La funzione delle pietre come “custodi delle sepolture” è da sempre ampiamente diffusa, basti pensare alle odierne lapidi. “La pietra funebre diventa così un mezzo di protezione della vita contro la morte. L’anima ‘abita’ la pietra, come in altre civiltà abita la tomba, considerata, per ragioni simili, la ‘casa del morto’”.
L’anima del defunto viene fissata nella roccia e non può nuocere al vivo, anzi, assume una funzione fecondatrice.
Pertanto, il culto è riferito non tanto alla pietra in sé, quanto alla forza spirituale che la abita. Per esempio, vi è in Australia “una grande roccia chiamata Erathipa, che ha un’apertura laterale da cui le anime dei bambini, richiuse nella roccia, spiano il passaggio delle donne, per poter rinascere in loro. Quando le donne che non vogliono figli si trovano nelle vicinanze della roccia, si fingono vecchie e camminano appoggiate al bastone, gridando: ‘Non venire da me, sono vecchia!’”.
Il rituale consiste nella cosiddetta ‘scivolata’: le donne che non riuscivano ad avere figli o che semplicemente volevano aumentare la fertilità scivolavano sulla pietra, spesso a ventre all’ingiù e talvolta con il plenilunio – probabilmente un antico lascito di culti lunari. Talvolta, nel corso dei secoli, il significato del rito è cambiato, legandosi al parto e alla salute della prole.
Sebbene non sia di nozione comune, anche in Alto Adige si possono trovare alcuni di questi antichi luoghi della fertilità.
Innanzitutto, il colle di Castelfeder che, oltre alle rovine della cappella di Santa Barbara (VI secolo) e del più tardo castello degli Enn (XIII secolo), ospita anche vari segni di popolazioni preistoriche. Le antiche genti retiche avevano individuato nel promontorio svettante sulla valle dell’Adige un importante luogo sacro e lo scivolo della fertilità è una delle testimonianze rimaste di quell’antico culto. Si tratta di un masso porfirico levigato dall’azione della natura e dallo sfregamento ripetuto: le donne si facevano scivolare tenendo il ventre a contatto con la roccia, spesso durante il plenilunio, per favorire la fertilità.
A Elvas, vicino a Bressanone, si può invece trovare lo ‘Scivolo delle streghe’ (‘Hexenrutsche’). Consiste in una superficie liscia e rocciosa il cui nome è dovuto all’antico culto della fertilità, che probabilmente in epoca medievale è stato associato alla tregenda delle streghe. La leggenda vuole che le streghe usassero lo scivolo come rampa per spiccare il volo per recarsi ai sabba. Poco distante, alle pendici del colle Pinàz, vi è il ‘Bildstein’, un altro scivolo con le medesime funzioni.
Pare che in questi luoghi si sia continuato a praticare la scivolata fino ad alcuni decenni fa, a dimostrazione di come il rito possa protrarsi nel tempo nonostante importanti cambiamenti religiosi e culturali.
Per esempio, nel 1884 tale Giovanni Roggia pronunciò a Varzo, in Valle d’Aosta, un discorso emblematico. Per incentivare il turismo, disse che le donne avrebbero potuto trarre enormi benefici dalle fonti sorgive della zona, “invece di andare in pellegrinaggio da una Madonna all’altra e sfregarsi il sedere sulle pietre miracolose cercando grazie”.
Tralasciando il sarcasmo, pare chiara l’ampia diffusione di questo culto millenario.
Oggigiorno, gli scivoli di pietra sono usati da tutti, grandi e piccini, e nessuno vi accuserà di stregoneria o credulità se deciderete di utilizzarli.
Ma una cosa sia chiara: scivolate consapevolmente!
Autore: Tommaso Calamaro