Proseguiamo nel nostro percorso volto a conoscere meglio il sistema complesso di servizi pubblici e associazioni che – nella nostra provincia – vengono incontro alle famiglie nel percorso di cura degli anziani alle prese con disabilità più o meno marcate. Questa volta il focus è su ANMIC e Centro tutela per i diritti del malato.
Ho conosciuto il sistema della cura non da esperto, ma da figlio: accompagnando i miei genitori anziani nell’ultima fase della loro vita. È un’esperienza che costringe a orientarsi tra regole, procedure e percorsi non sempre immediati da capire, e che fa toccare con mano quanto il rapporto tra cittadini e servizi dipenda anche dal contesto. Ci sono operatori che si “fanno in quattro” – assistenti sociali, professionisti dell’Azienda sanitaria e dei servizi sociali – e che sanno davvero accompagnare. Ma il sistema, nel suo insieme, resta complesso: basta un’informazione mancante, un appuntamento rimandato o un passaggio interpretato in modo diverso per rendere tutto più difficile.
Le due interviste che seguono non raccontano soluzioni miracolose, ma due esperienze concrete. Mostrano come alcune associazioni possano fare da ponte, aiutando le persone a orientarsi tra le regole e a non restare sole: l’ANMIC e il Centro di Tutela dei Diritti del Malato.
L’ANMIC IN ALTO ADIGE
Con circa 6.000 soci in tutta la provincia, l’ANMIC Alto Adige – sede provinciale dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili – rappresenta un punto di riferimento insostituibile per chi affronta il percorso dell’invalidità civile o della disabilità. Tra burocrazia, normative complesse e bisogni concreti, l’associazione offre orientamento, assistenza pratica e ascolto.
Ne abbiamo parlato con Giulia Ferrarese e Karin Klotz, referenti della sede di Bolzano
Che cos’è l’ANMIC e a chi si rivolge?
Siamo un’associazione di categoria riconosciuta a livello nazionale, con oltre cento sedi in tutta Italia. A Bolzano seguiamo esclusivamente persone con invalidità civile, ovvero patologie o disabilità che non derivano da cause di guerra o lavoro. Offriamo supporto per ottenere il riconoscimento dell’invalidità, per la Legge 104, per eventuali aggravamenti o ricorsi, e aiutiamo a conoscere i propri diritti.
Quali sono i servizi più richiesti?
Ci occupiamo della compilazione e dell’invio delle domande agli uffici competenti, seguiamo la persona prima e dopo la visita della commissione medica, interpretiamo insieme il verbale e le accompagniamo anche nelle domande successive.
Che differenza c’è tra ANMIC e un patronato?
I patronati gestiscono molti tipi di pratiche per un’utenza molto ampia. Noi invece siamo specializzati esclusivamente nell’invalidità civile. Questo ci permette di offrire una consulenza mirata, individuale, approfondita. Ogni appuntamento è dedicato a entrare nel merito del caso specifico.
Chi sono i vostri soci?
Abbiamo soci in tutta la provincia, e la maggioranza sono anziani, perché molte patologie insorgono con l’età. Ma il 30% della nostra utenza sono adulti in età lavorativa e bambini con disabilità dalla nascita, come l’autismo o la sindrome di Down.
Il vostro lavoro ha anche una forte componente umana.
Assolutamente. Spesso accogliamo persone smarrite, che non sanno dove andare né cosa fare. Alcune sono preoccupate, altre addirittura disperate. Il nostro ruolo è anche quello di rassicurarle, ascoltarle, far capire che non sono sole. E questo vale non solo per le persone invalide, ma anche per i loro familiari, che spesso si trovano a gestire situazioni difficili senza strumenti. Cerchiamo di dar loro sicurezza, li aiutiamo a capire come muoversi. A volte basta sapere che c’è qualcuno disposto ad ascoltare, per ritrovare un po’ di fiducia.
L’ANMIC non si occupa solo di assistenza amministrativa. Quali sono le altre attività che portate avanti?
Oltre al supporto individuale, promuoviamo percorsi gratuiti di formazione professionale per invalidi civili disoccupati. L’anno scorso abbiamo attivato un corso di contabilità e uno di marketing, con tirocinio finale. Molti partecipanti hanno trovato lavoro proprio nelle aziende ospitanti.
Realizzate anche progetti legati alla sensibilizzazione?
Sì, da cinque anni assegniamo il Premio Ottone Nigro ad aziende, enti o persone che si distinguono per l’inclusione degli invalidi civili. È un modo per dare visibilità a chi crea opportunità, spesso senza clamore.
Come si può accedere ai vostri servizi?
I nostri servizi sono rivolti a chi decide di associarsi all’ANMIC. Accompagniamo anche le persone che si avvicinano per la prima volta al percorso di riconoscimento dell’invalidità, fin dalla prima domanda. A volte si associano anche familiari: è un gesto di sostegno, ma anche un modo per sentirsi parte attiva di un percorso che riguarda da vicino una persona cara.
Dove si trova la sede e come si può entrare in contatto con voi?
Siamo a Bolzano, in via Dante 20/B, ma lavoriamo per tutta la provincia. Tutte le informazioni, i contatti e gli aggiornamenti sono sul nostro sito: www.anmic.bz
CENTRO TUTELA DIRITTI DEL MALATO
Stefano Mascheroni: qual è il cuore del vostro lavoro?
Aiutiamo i cittadini a orientarsi e a far valere i propri diritti. Ascoltiamo i bisogni delle persone: quelli espressi in modo chiaro, ma anche quelli più nascosti, che emergono solo con un po’ di dialogo in più. Le accompagniamo in un percorso per cercare una soluzione, che può essere sanitaria, socio-sanitaria o assistenziale. Oggi questo è ancora più importante, soprattutto per chi vive situazioni di fragilità legate all’età, alla disabilità o alla solitudine.
Si può dire che siete un po’ gli “avvocati del malato”?
Forse è una definizione eccessiva, ma in parte sì: siamo un’associazione di tutela. Da oltre sedici anni aiutiamo malati e familiari a far valere i propri diritti. Non tutti hanno gli strumenti per orientarsi nel sistema o per farsi ascoltare. Noi cerchiamo di colmare questo divario, mettendo a disposizione competenze ed esperienza.
Che tipo di situazioni vi vengono segnalate?
Spesso si tratta di difficoltà burocratiche, di accesso ai servizi o di incomprensioni con le strutture. A volte basta poco per sbloccare una situazione ferma: una spiegazione, una telefonata, un chiarimento. Altre volte serve più tempo. Il primo passo, comunque, è sempre l’ascolto.
Ci sono storie che l’hanno colpita in modo particolare?
Molte. Ma ciò che colpisce di più è quando le persone tornano da noi per ringraziare. A volte anche da lontano, solo per dire che ce l’hanno fatta. È il segno che il nostro lavoro ha avuto un senso.
Come si può entrare in contatto con voi?
La nostra sede principale si trova a Bolzano, presso il Distretto socio-sanitario Gries, in Piazza A. W. Löw Cadonna 12 (ex via Amba Alagi 20), al primo piano, stanza 103. Tutte le informazioni sono disponibili sul nostro sito: tdmaa.org. Chi ha bisogno, può bussare: siamo qui per ascoltare.
Autore: Till Antonio Mola