Alessandro Loreggia, 21 anni, è una delle stelle nascenti dello short track italiano. Atleta delle Fiamme Oro, affronta il presente con passione e adrenalina, con lo sguardo rivolto al futuro.
Come hai iniziato?
Da piccolo ho alternato pattinaggio e sci, poi il salto a Vaselga di Piné e il nuovo gruppo sportivo mi ha portato ai primi successi internazionali. A 17 anni ho vinto l’oro al Mondiale Junior in staffetta e un oro, un argento e un bronzo alle Olimpiadi giovanili europee. Da lì sono entrato nelle Fiamme Oro, diventando professionista. Oggi vivo e mi alleno a Bormio con la nazionale: nel 2025 ho esordito in Coppa del Mondo senior e ora sono riserva olimpica.
Quali sono le complessità dello short track?
È fisicamente molto faticoso — richiede potenza, ma anche grande resistenza — e tatticamente complesso — non vince il più forte, ma chi sa gareggiare meglio. Mentalmente serve accettare l’imprevedibilità: siamo su lame di 1mm, le cadute fanno parte del gioco, è necessario accettare di non poter avere tutto sotto controllo.
Come gestisci la pressione?
A me piace: la cerco, non la devo gestire. In allenamento se sono poco attivo mi metto pressione da solo: ascolto la musica che mettono in gara e mi scaldo come se fossi lì. Ho sempre voglia di performare, ho dovuto imparare ad andare in vacanza!
Quale gara ricordi con più emozione?
I Mondiali Junior, perché sono stati un risultato inaspettato: era il mio primo mondiale e abbiamo vinto. Poi le Universiadi 2024: ho vinto la finale B davanti al pubblico di casa, ai miei genitori; lo stadio è esploso. Quando ho provato a salire sugli spalti non riuscivo a passare da quanta gente c’era a chiedermi le foto, è stato incredibile: non siamo abituati in questo sport poco seguito a trovarci in situazioni così. È stato tutto un altro tipo di emozione.
Preferisci gareggiare da solo o in staffetta?
Sono esperienze troppo diverse per sceglierne una. È uno sport individuale, ma in Italia ci alleniamo e viviamo insieme in un contesto molto ristretto: si crea, nel bene e nel male, un legame fortissimo, vincere qualcosa insieme assume un significato speciale.
Come si decide la strategia?
Conosco i miei avversari e in base a questo prima di entrare in pista ho già in mente una tattica. Vista l’imprevedibilità bisogna mettere in conto che le cose cambiano allora entra in gioco l’esperienza.
E se cadi?
Mi è successo agli ultimi Mondiali Junior: ero terzo e sono caduto da solo in rettilineo. Fa male, ma succede. Se hai dato il massimo in allenamento e in gara, ti rialzi e vai avanti. Una gara prevede 3 distanze e 2 staffette, quindi un errore non compromette tutto. Non c’è un modo di gestirlo, non è razionale: ci si fa sistemare le lame e si torna in pista.
Con le Olimpiadi in vista come ti senti?
Essere riserva è un successo inaspettato. Sono un underdog: dal niente sono arrivato a questo. Vivo con gli altri atleti selezionati, vedere tutti pronti per le Olimpiadi è stato emozionante. Mi sento parte del gruppo e spero sia l’Olimpiade migliore, soprattutto perché si gioca in casa!
Autrice: Anna Michelazzi