BattBull, un’app contro il bullismo

Attualità | 12/6/2025

“Se sto bene a scuola, ho voglia di imparare. Se sto male, anche quella voglia lì svanisce” : parte da qui il ragionamento di Marco Fontana, dirigente scolastico dell’Istituto Battisti di Bolzano. Il benessere scolastico non è un lusso accessorio, ma la base di ogni apprendimento. E nel mezzo di questa consapevolezza nasce BattBull, un’app ideata e realizzata da un gruppo di studenti per segnalare episodi di bullismo.

L’Istituto Battisti, racconta il dirigente, è una piccola Bolzano: studenti di ogni provenienza e storia che si incrociano ogni giorno tra le aule e i corridoi dell’edificio scolastico. Con tutte le potenzialità, ma anche le tensioni, che un microcosmo del genere porta naturalmente con sé. “Non parliamo solo di bullismo conclamato”, spiega, “ma anche di quelle piccole prevaricazioni che spesso passano sotto traccia: scherzi maldigeriti, paure, tensioni. Tutti segnali di un disagio che va preso sul serio. Sempre e comunque.” E se stare bene a scuola viene prima di imparare, allora serve agire. Non a parole, ma con strumenti concreti. Da questa intuizione è nata la app BattBull, una efficace combinazione tra “Battisti”, “battersi” e “bullismo.

Più visibilità, non meno problemi

È qui che entra in scena BattBull, l’app contro il bullismo. “BattBull non ha cancellato il disagio. Chiaramente. Ma ci ha permesso di vederlo meglio e di lavorarci insieme. Soprattutto, ci ha convinti a mettere gli studenti al centro”, sottolinea il dirigente “perché è da loro e con loro che bisogna agire.”

È uno dei tratti più interessanti del progetto: non è stato semplicemente calato dall’alto. È nato dai ragazzi, per i ragazzi, con il sostegno e l’entusiasmo contagioso della professoressa Tina Iuzzolino, ideatrice, e del professor Leonardo Martino, che ha fatto da coach programmatore… talvolta fino a notte fonda.

Una piccola software house in classe

“Io sono stato il referente tecnico”, racconta il professor Martino. “Ho insegnato loro a programmare il front-end, il back-end… mentre per la grafica erano già molto autonomi.

La parte più bella? Vederli lavorare come in una vera software house. Discutere, confrontarsi, trovare compromessi.”

Dietro le righe di codice, infatti, si sono sviluppate anche quelle competenze trasversali, le famose soft skills, che a scuola come nella vita sono essenziali. Il lavoro di squadra, la gestione dei conflitti, la resilienza. E pure un po’ di ironia:

“Sì, perché quando alle tre di notte mi arrivava una mail con ‘prof, ci aiuta con questo bottone?’, io rispondevo con un video tutorial, magari con gli Iron Maiden in sottofondo.”

Dall’idea alla realtà (nazionale)

Simone Sartore lo dice senza troppi giri di parole: “Non pensavo sarebbe andata così. Pensavo a una cosa utile per la scuola, magari un po’ popolare qui a Bolzano. Ma poi… il ministro Valditara, il premio nazionale, lo stand a Firenze… mai me lo sarei immaginato.”

In effetti l’app non è solo rimasta confinata dentro le mura scolastiche, ma si è aperta anche ad altre realtà. Altre scuole italiane sono già in contatto con il gruppo di lavoro di BattBull, pronte ad adottare o replicare l’esperienza.

E nel futuro? Chissà. Il progetto continua a evolversi. Magari ci saranno nuove lingue, nuove funzionalità, una nuova generazione di studenti pronti a prenderne il testimone.

Uno strumento semplice ma potente

“BattBull serve a segnalare atti di bullismo. Anche in forma anonima. Ma è stata usata anche per altre segnalazioni, come comportamenti illeciti. È facile da usare, gratuita, accessibile a tutti”, racconta Raffaele Di Sarno.

Ma oltre la tecnologia, c’è qualcosa di più. 

“Questa app dà voce a chi ha paura di parlare. A chi si sente solo. È uno strumento che aiuta davvero. E noi lo abbiamo creato partendo quasi da zero” afferma con orgoglio Sharon Limoncella.

Ed è forse questo l’aspetto più potente: che una classe di ragazzi, armata di entusiasmo e nottate insonni, abbia trasformato un’idea in qualcosa che può davvero fare la differenza.

Scriveva Don Milani in Lettera a una professoressa: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la politica.”

Ecco, BattBull è tutto questo. È un piccolo atto politico, nel senso più nobile del termine. È un’educazione alla responsabilità condivisa. Perché “se sto bene a scuola, ho voglia di imparare”.

Autore: Marco Valente

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