Pompieri: oltre un secolo di attività

Attualità | 18/5/2023

Era il 1911 quando Franz Zanott intuì che, come stava accadendo in molti altri centri abitati, anche a Laghetti c’era la necessità di poter contare su un “gruppo di spegnimento”: così infatti erano denominati gli attuali vigili del fuoco volontari al tempo dell’impero austro-ungarico. E oggi questo gruppo esiste ancora, più impegnato che mai.

All’epoca Franz Zanott si mise d’impegno e riuscì a raccogliere la buona volontà di diversi cittadini; non si conoscono le cifre, ma è certo che non si sta parlando di un corpo particolarmente numeroso in fatto di volontari, come non lo è nemmeno oggi, anche se comunque può contare su un’importante storia fatta soprattutto di persone e di famiglie.

A cominciare dall’attuale comandante, Manuel Veronesi, terza generazione di una famiglia di Vigili del fuoco. “Il primo è stato mio nonno Alois Veronesi (dal 1980 al 1988). Dopo di lui è toccato a mio papà Guido, rimasto in carica fino al 2000, e dal 2015 la staffetta è passata a me. Però, anche mio figlio Luca fa parte del gruppo allievi: chissà cosa ci riserva il futuro!”, rivelaVeronesi al comand di caserma vissuta occupata da venti vigili del fuoco volontari e tredici allievi. 

Una delle menti storiche della caserma è senza dubbio Roberto Bedin, con alle spalle una carriera ampiamente oltre i quarant’anni di servizio, di cui otto trascorsi nel ruolo di comandante che ha ricoperto dal 2000 fino al 2008.

Comandante Manuel Veronesi, quali sono stati gli interventi più “impegnativi” a cui siete stati chiamati?

L’intervento in assoluto più duro che ricordo risale a quindici anni fa. Erano più o meno le nove di sera quando ci chiamarono ad intervenire per un incidente stradale avvenuto all’incrocio con San Floriano, dove persero la vita quattro persone (tre erano bambini). Penso poi alle piene dell’Adige, che sono normale amministrazione, ma non fu così il 19 luglio del 1981: il fiume ruppe gli argini e l’acqua arrivò fin quasi nel centro storico. Lo ricordo bene perché avevo 17 anni ed ero da poco entrato a far parte del gruppo. E poi c’è stato il grosso incendio di due anni fa in un’abitazione del nostro centro storico.

Può tracciare un bilancio di quest’ultimo anno?

Durante tutto l’anno scorso ogni volontario di questa piccola caserma ha dedicato complessivamente 176 ore del proprio tempo solo per gli interventi. Siono stati ben sedici, per la maggior parte questioni tecniche quali incidenti o porte bloccate.

È vero che diverse caserme faticano a trovare nuove leve? È così anche per voi?

L’anno scorso abbiamo creato un nuovo gruppo giovani, provando a coinvolgere anche bambini dai dieci anni in su. Uno dei nostri giovani è passato negli effettivi, e siamo riusciti ad implementare il gruppo con altri quattro nuovi quest’anno.

Entrando nella vostra caserma, fra ciò che è attualmente avete in dotazione si nota anche una sorta di museo di cimeli. Di che cosa si tratta?

Abbiamo la prima scala in dotazione a Laghetti, che veniva  tirata da cavalli. Era stata abbandonata, così l’abbiamo recuperata, pulita e appesa in caserma come cimelio storico. C’è poi una divisa in esposizione: è quella da parata che si usava una volta e grosso modo è simile a quella attuale. Abbiamo anche una vecchia campagnola, la prima macchina di soccorso che abbiamo avuto in dotazione, arrivata negli anni Sessanta.

Sicuramente c’è anche qualche componente insignito di onorificenze di servizio…

Quattro anni fa, mio papà è stato nominato comandante onorario. Due anni fa, Roberto Bedin ha festeggiato i propri quarant’anni di servizio, e anch’io nello stesso periodo ho festeggiato i venticinque. Poi ci sono Stefano Medice e sua sorella Michela, che hanno raggiunto i quindici anni di servizio. I più recenti ad aver festeggiato sono Igor Benatti e Matthias Schmidt: qualche settimana fa abbiamo consegnato loro l’onorificenza, rispettivamente, per i venticinque e i quindici anni di servizio. Se guardiamo al gruppo allievi, in questi anni siamo diventati effettivi ben in dodici.

Autore: Daniele Bebber

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