Il falegname di Egna e la morale pubblica

Attualità | 4/5/2023

La morale, si sa, è come la moda. Non si capisce chi la ispiri e perché tutti la seguano. Inoltre, cambia a seconda dei luoghi e, soprattutto, dei tempi. Ciò che ai nostri nonni sembrava peccato mortale ai nostri nipoti sembra la norma, e ciò che in certi paesi risulta intollerabile in altri è pratica quotidiana.

Un caso eclatante in tal senso è capitato a Egna nei primi anni del ‘900. Un giovane falegname, originario della Carinzia, si era stabilito in paese con la sua compagna. Un alloggio modesto ma una vita felice. Il giovane aveva trovato lavoro e nulla lasciava presagire quanto sarebbe successo di lì a poco. Per loro disgrazia, i due furono notati dal prete del luogo che evidentemente aveva della morale pubblica un concetto ben preciso e diverso dal loro, in base al quale la convivenza more uxorio di due giovani era intollerabile agli occhi del Signore e, quindi, anche dei suoi luogotenenti terreni. Sollecitò quindi l’intervento riparatore della pubblica amministrazione che, infatti, intervenne sollecitamente.La pubblica opinione venne a conoscenza dell’episodio grazie ad un articolo in prima pagina della “Volkszeitung” di Innsbruck, nota per il suo anticlericalismo. Il titolo del pezzo pubblicato il 5 agosto1913 era più che esplicito: “Der liberale Sittenrichter von Neumarkt” (il liberale giudice dei costumi di Egna). Raccontò il giornale: “Il giovane S.G., falegname originario della Carinzia, si era appena stabilito a Egna e aveva preso in affitto un appartamento; aveva deciso di non sposarsi perché non aveva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e inoltre non disponeva del capitale necessario per acquistare l’arredamento completo. Ogni settimana acquistava qualche nuovo mobile e alcuni riuscì a fabbricarseli personalmente. La sua vita si svolgeva in modo discreto e senza destare scandalo.” Poi, un giorno, ricevette dall’autorità comunale la seguente missiva: “La invitiamo a presentarsi entro tre giorni all’ufficio comunale per comunicare i suoi dati personali e quelli della sua concubina, pena l’espulsione dal territorio comunale di Egna.” Benché il falegname si fosse regolarmente registrato al suo arrivo, egli si recò nuovamente in Comune. Gli fu fatto presente senza giri di parole che avrebbe dovuto sposarsi entro il 1. giugno, in caso contrario sarebbe stato espulso dal comune. Poiché il falegname si era recato in comune il 26 o 27 maggio, gli venivano lasciati non più di tre giorni per “regolarizzare” la sua posizione. Era evidentemente impossibile compiere tutti i passi necessari per un matrimonio e inoltre il falegname non aveva nessuna intenzione di sottostare all’imposizione del sindaco. Infatti nessuna legge dell’impero asburgico imponeva ai conviventi di sposarsi pena la perdita della residenza in un comune. “è’ un atto terroristico”, scrisse il giornale, “che equivale alla distruzione dell’esistenza di una persona.” Puntualmente il 1. giugno i due giovani ricevettero una seconda lettera con la quale, “visto il suo rifiuto e quello della sua concubina di unirsi in matrimonio con il presente decreto disponiamo la sua immediata espulsione dal Comune di Egna”.

Tranchant fu il commento del giornale: “È sorprendente con quanta celerità lavorino i giudici della morale di Egna. Dopo soli tre giorni, e senza calcolare che il 1. giugno cadeva di domenica, avevano già pronto il decreto di espulsione del falegname e della sua compagna.  Ma chi è il zelante sindaco servo della chiesa che siede sulla poltrona di Egna? Perfino nel nostro “nero Tirolo” non è frequente un tale zelo di un sindaco nel “ripulire” il comune dalla presenza di un uomo che non accetta un’imposizione illegale o addirittura di abbandonare la propria compagna. Meraviglia delle meraviglie, cari lettori, il zelante lustrascarpe del prete di Egna è nientepopodimeno il liberale Barone Longo, che onora della sua presenza anche il consiglio provinciale del Tirolo. Qualora in Austria avesse più valenza la legge della volontà dei preti, una severa punizione dovrebbe colpire il liberale Barone Longo per il suo vile ricatto nei confronti di un onesto cittadino.” 

Il danno arrecato al povero falegname e alla sua compagna fu notevole. Per tre settimane rimase disoccupato e inoltre dovette cedere a poco prezzo i suoi mobili.

Autore: Reinhard Christanell

Rubriche

Racconti dalla Bassa

Il fiume Adige, la storica strada d’acqua delle Alpi

Per migliaia di anni l’Adige non fu soltanto un fiume. Fu la più importante via di comunicazione ...

Mostra altri
Racconti dalla Bassa
Editoriale

Keep calm

Nell’ambiente giornalistico c’è chi dice che le buone notizie non sono notizie. Personalmente non...

Mostra altri
Editoriale
Senza Confini

Tribunale. Simbolo del diritto da ricostruire

Ore 6.24, 16 luglio. Boato nel cuore della Bolzano oltre Talvera. Nuvola di polvere bianca. L’edi...

Mostra altri
Senza Confini
La Scena Musicale

Nel dubbio tòccati: i Santo Marcio son tornati

Ad inizio giugno, con folta partecipazione di fan, amici e parenti, i Santo Marcio sono tornati a...

Mostra altri
La Scena Musicale

Tre vite, tre artiste, in viaggio fra la realtà locale e ...

Spesso la vita delle artiste riflette i tempi in cui vissero e come, in ogni epoca, le donne viag...

Mostra altri
Vivere per l’arte

L’arte concettuale di Hannes Egger

Hannes Egger, artista residente a Lana, ma in realtà cittadino del mondo, possiede uno sguardo sa...

Mostra altri
Vivere per l’arte
Scorci del capoluogo

La strada dedicata a Giacomo Puccini

Nei pressi del rione Firmian sono tre le vie intitolate a grandi della musica, oltre a Mahler e M...

Mostra altri
Scorci del capoluogo