La contesa tra le preture di Egna e Caldaro

Attualità | 9/2/2023

Già nel medioevo, il territorio della Bassa Atesina venne suddiviso in due distretti giudiziari: quello di Caldaro-Laimburg e quello di Egna-Caldiff. Ovviamente nel corso dei secoli le varie località della valle dell’Adige fecero parte ora di uno, ora dell’altro distretto. In linea di massima, i paesi della riva sinistra dell’Adige da Bolzano a Salorno sottostavano a Egna, quelli della riva destra – con l’Oltradige – a Caldaro. Egna ebbe a lungo giurisdizione anche su parte della Val di Fiemme, cui in origine era legata, Caldaro su paesi del Burgraviato.

In epoca asburgica, il distretto di Caldaro fu ufficialmente istituito nel 1849 da un’apposita commissione e comprendeva otto comuni: Appiano, Caldaro, Cortaccia, Cortina all’Adige, Magrè. Vadena, Termeno e Favogna di Sotto. All’epoca, l’intero distretto comprendeva 14362 abitanti, di cui il 93,3% si dichiararono di madrelingua tedesca, gli altri di madrelingua italiana e ladina. Solo a Vadena, grazie alla forte immigrazione dal Trentino, il 55% della popolazione apparteneva al gruppo linguistico italiano. Laives faceva parte del Bezirksgericht di Bolzano.
Anche il distretto di Egna comprendeva otto comuni: Aldino, Ora, Bronzolo, Cauria, Laghetti, Montagna, Egna e Salorno. Quando nel 1868 il potere giudiziari fu separato da quello politico, il distretto contava su 7747 abitanti, di cui l’83% si dichiarò di lingua tedesca. Solo Bronzolo e Salorno potevano vantare un numero consistente di abitanti di lingua italiana.
La situazione così descritta rimase ferma fino al 1913, quando nel Bollettino delle Leggi e Ordinanze per la Contea principesca del Tirolo fu pubblicata un’ordinanza del Ministero della giustizia del 31 agosto “relativa all’aggregazione dei comuni di Cortaccia, Cortina, Magrè e Favogna di sotto al raggio di giudizio distrettuale di Egna nel Tirolo.” L’ordinanza entrò in vigore il 1 gennaio 1914.
Se a Egna la soddisfazione era grande, a Caldaro montò una – peraltro inutile – ribellione contro i provvedimenti. Venne convocato il consiglio comunale il 27 settembre 1908 dal sindaco Florian Andergassen con un solo punto all’ordine del giorno: “ordine del giorno del conigliere provinciale Monsignore Sebastian Glaz contro la separazione dei comuni di Cortaccia, Magrè, Cortina e Favogna si Sotto dal distretto di Caldaro”. Il consigliere Barone Ludwig von Biegeleben prese la parola per motivare la protesta contro il provvedimento del Ministero della giustizia. Il barone sottolineò l’importanza dell’innovazione, dato che proprio in quel periodo dovevano essere introdotti i libri fondiari. Il motivo principale per cui gli elencati paesi venivano attribuiti alla Pretura di Egna dera la distanza chilometrica da percorrere per raggiungere la sede dell’ufficio giudiziario. All’epoca, ci volevano due ore e mezza per raggiungere Caldaro da Cortaccia, tre ore e mezza da Magrè, sei ore da Favogna e 4 ore da Cortina. “Non sono certo distanze abissali”, commentò il barone, che sottolineò anche come fosse assai scarsa la frequenza della Pretura da parte degli abitanti dei comuni interessati. Inoltre, una volta al mese il Pretore di Caldaro teneva udienza a Cortaccia, consentendo ai contadini del circondario di risolvere le loro vertenze senza ulteriori perdite di tempo. Inoltre, argomentò il barone, storicamente gli abitanti della destra Adige avevano i loro terreni in tutti i comuni della Bassa Atesina mentre quelli della sinistra Adige si concentravano nei comuni pedemontani. Separare i comuni da Caldaro equivaleva a creare una situazione di confusione amministrativa, dato che molti caldaresi avevano i loro campi proprio in uno dei comuni destinati a passare sotto Egna. La parte più povera della Bassa Atesina sarebbe stata doppiamente penalizzata anche dal fatto che il commercio di vino e di altri beni era concentrato a Caldaro, mentre a Egna non si trovava neppure uno studio legale. Anche dal punto di vista linguistico sarebbero nati dei problemi: Salorno, Egna e Bronzolo erano in prevalenza italiani mentre i comuni della destra Adige erano prevalentemente tedeschi.
A nulla valse la protesta di Caldaro. Vienna non modificò il provvedimento e successivamente anche con il passaggio al Regno d’Italia nulla cambiò e le Preture rimasero praticamente quelle disposte sotto l’impero asburgico.

Autore: Reinhard Christanell

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