Ripensare Bolzano, cuore della provincia

Attualità | 8/9/2022

Da sempre il capoluogo altoatesino soffre di una serie di problemi irrisolti. Tra questi soprattutto vi sono la viabilità e la carenza di alloggi a prezzi accettabili. Gli artigiani di CNA nei giorni scorsi proprio in merito a queste due problematiche hanno fatto alcune proposte specifiche, allargando il discorso e rilanciando l’idea che il prossimo futuro della zona di Bolzano e dintorni debba essere ripensata (quasi) in termini di “area metropolitana”.

CNA ha fatto due specifiche proposte nell’ottica dello sviluppo urbanistico della città capoluogo. E il tema – a nostro avviso – è d’interesse anche per la Bassa Atesina, la Valle dell’Adige e il meranese, perché stiamo parlando dell’oggettivo “cuore” pulsante della nostra provincia, ormai tutti di questo ne sono consapevoli.
La prima proposta prevede la realizzazione di un “quartiere sostenibile” nel quadrante delle vie Siemens e Galvani, tra ponte Palermo e ponte Roma, per intenderci. L’idea è di farci tornare i nuovi artigiani 2.0 in grado di convivere, anche, con edilizia residenziale specifica, ovvero le foresterie per lavoratori previste dalla nuova legge provinciale.
La seconda proposta di CNA è quella di tornare a pensare ad un tavolo di confronto che consenta di pensare a Bolzano e dintorni quali come una città metropolitana, ovvero un’area vasta che – per risolvere i propri problemi – deve finalmente decidersi a lavorare in sinergia, con la necessaria supervisione della Provincia.
Abbiamo deciso di farci spiegare meglio le cose dal presidente di CNA Claudio Corrarati e dal direttore Gianni Sarti, che abbiamo incontrato nella loro sede di Via Augusto Righi.

Claudio Corrarati e Gianni Sarti

UN QUARTIERE “SOSTENIBILE”

Le vostre proposte sono arrivate come un fulmine a ciel sereno, in questo periodo caratterizzato dalla grande incertezza in vista delle ormai prossime elezioni politiche nazionali. Qual’era il vostro intento?

Corrarati – Non bisogna aver paura di avere coraggio. L’intento era quello di stimolare e creare probabilmente anche qualche.. disturbo. Si tratta di per sé di un tema fermo a venti anni fa. All’epoca lo sviluppo della città fu al centro dell’attenzione di diversi personaggi apicali, tra cui l’arch. Silvano Bassetti, ma poi si è fermato tutto.

In vent’anni molte cose sono cambiate…

Corrarati – Sì, quasi tutto! Soprattutto sono cambiate le tipologie delle attività economiche. Ci stiamo spostando tantissimo sulla digitalizzazione e i servizi. L’industria e il manifatturiero naturalmente dovranno rimanere, sono una fetta importante per il nostro territorio e il resto d’Italia. Ma oggi i cosiddetti artigiani digitali sono davvero a basso impatto ambientale e possono convivere senza problemi con il residenziale in aree dalle quali a suo tempo erano stati allontanati a causa del rumore che producevano, ecc. Una volta gli artigiani a Bolzano stavano nei quartieri, ma poi sono stati spostati ‘al di là dei ponti’. Col tempo si sono aggregati in consorzi, ma restano al momento ancora fisicamente distanti da dove vivono i cittadini. 

Sarti – La stessa Provincia recentemente ha introdotto il concetto di ‘zone miste’. Oggi l’artigianato in altre città convive benissimo con la residenza.

In realtà la Provincia questa cosa dovrebbe saperla bene: l’artigianato è molto diffuso nel resto del territorio. 

Corrarati – Proprio così. D’altronde noi non vogliamo mettere in discussione gli spazi radicati occupati dalle industrie. La possibile nuova convivenza tra alloggi e artigiani deve andare di pari passo con una riqualificazione urbana che deve toccare diversi aspetti: ambientale, viabilistico e degli investimenti. Questi ultimi dovrebbero essere in grado di promuovere un prezzo calmierato per gli alloggi, sia in affitto che in vendita.

Nel quadrante tra Via Siemens e Via Galvani tra l’altro sono già previsti degli importanti interventi infrastrutturali, in termini di viabilità.

Corrarati – Sì. E in quella zona è già presente un centro che dentro di sé ha di tutto e di più, dal cinema alla farmacia, dal supermercato ai negozi di abbigliamento. Nella stessa zona ci sono anche scuole e servizi, tra cui importanti sedi di uffici comunali e altri servizi potrebbero ancora essere aggiunti. Nel prossimo futuro non lontano da lì ci sarà anche una sede dell’Università con gli studenti che, giustamente, cercheranno specifici servizi. E allora perché non realizzare proprio lì un quartiere della sostenibilità?

In realtà nei giorni scorsi i responsabili di Assoimprenditori si sono detti contrari alla realizzazione di alloggi in quella zona… 

Sarti – Questo ha davvero poco senso. Nella legge urbanistica la Provincia recentemente ha previsto un censimento nei comuni di tutti gli spazi e gli edifici dismessi, nell’ottica del risparmio di suolo. A maggio sono uscite le linee guida ma non sono stati ancora stabiliti dei termini per la presentazione dei risultati di questi censimenti. Si tratta di un grave errore. Tutti sono d’accordo sul fatto che non bisogna occupare nuove aree, ma allora deve almeno essere possibile edificare dove ci sono terreni o edifici dismessi. Per Bolzano si tratta di un percorso obbligato. Il cuneo verde non si può toccare, l’area tra Bolzano e Laives non si può toccare per motivi politici e allora… se verso Laives, Terlano e Appiano non ci si può espandere, Bolzano dovrà per forza trovare al proprio interno nuove aree abitative, oltre che produttive.

Corrarati – Ben inteso: noi di CNA non vogliamo che tutta la città diventi residenziale. Vogliamo semplicemente continuare a portare avanti le esigenze di datori di lavoro e partite IVA. Salvaguardando naturalmente le necessità delle aziende importanti che hanno bisogno di spazi adeguati. Tra l’altro voglio far notare che le acciaierie si trovano a due passi dalle zone residenziali di Oltrisarco e non è che per quello ad un certo punto sono state allontanate… è ovvio che ci si deve mettere a un tavolo con tutti i soggetti coinvolti. E anche per la viabilità occorre trovare una formula nell’immediato. è giusto costruire strade e infrastrutture, ma è altrettanto importante riuscire a gestire l’ordinario con le nuove tecnologie. Dobbiamo finalmente predisporre, ad esempio, dei sistemi digitali su pannelli che non costringano gli automobilisti che si recano in centro a doversi fermare davanti ai vigili urbani che – proprio in quel momento – sbarrano la strada perché i parcheggi ormai sono esauriti. Il personale dovrebbe stare nelle sale operative, non per strada. La grande fortuna delle crisi è quella di stimolare le opportunità. In questo periodo qualcuno in più prova a prendere la bicicletta o un mezzo pubblico; abbiamo tutte le possibilità per avere una nuova visione per la città, ragionando su queste aree.

UNA NUOVA “AREA VASTA”

La vostra seconda proposta invita a non pensare più al capoluogo come un’identità singola ma a un territorio che comprenda anche i comuni limitrofi. Ormai gli interessi sono comuni, per molteplici aspetti. 

Corrarati – è un fatto. Bolzano concentra interessi che sono condivisi col resto del territorio provinciale e alle città limitrofe. Si tratta di spazi sportivi, culturali, di ricerca, la Fiera. 
Ci vuole un tavolo di concertazione tra i comuni limitrofi e Bolzano. Non parliamo di una vera e propria area metropolitana regolamentata, ma occorre andare verso un concetto di “area vasta”, pensando agli interessi comuni in un’ottica di sviluppo. Bisogna riprendere ad avere insieme uno sguardo a lungo termine, come vera e propria mission.

In realtà in questa fase tutti boccheggiano, non solo i partiti. Tanti manifestano sempre di più l’interesse verso una soluzione volta a sbloccare l’area di Bolzano e dintorni da questa situazione di stallo, sotto diversi punti di vista. Viabilità ma non solo; anche alloggi con costi sostenibili e una riorganizzazione urbana al passo con i tempi. 

Sarti – Ci sono veti incrociati che bloccano tutto, ma  che vanno superati. L’areale è fermo, il cuneo verde intoccabile, Laives mette le barricate, persino lo sviluppo della piccola zona artigianale di Viale Druso viene condizionato dalla possibilità di liberare l’area delle caserme Huber. Per non parlare degli industriali che preferiscono lasciare i capannoni vuoti.

Corrarati – In città a Bolzano c’è una componente politica che guarda principalmente agli interessi immobiliari e la salvaguardia del verde. Le due priorità finiscono per essere queste.

Il Comune di Bolzano potrebbe fare di più per cambiare la situazione?

Corrarati – Potrebbe fare molto di più. Ad esempio ottenere la gestione delle aree produttive nei prossimi anni; attualmente sono quasi tutte di competenza provinciale.

Sarti – Ogni comune deve fare un piano di sviluppo comunale territorio e paesaggio. Se Bolzano fa il suo senza dialogare con i comuni limitrofi si tratta di un grave errore. Bisogna almeno provarci.

Corrarati – Bolzano deve diventare una città laboratorio per avviare una politica che ha bisogno di una condivisione differente dal punto di vista dell’autonomia. Bisogna fare davvero “comunità”.

Sarti – Un ulteriore blocco del capoluogo si ritorcerebbe contro il resto del territorio, per forza di cose. Se blocchi il ganglio centrale, ne risente anche la periferia. E questo vale anche per il turismo.

Ecco, il turismo…

Corrarati – Badate bene che oggi i turisti vengono in massa a Bolzano anche quando è bel tempo, perché gli ospiti hanno fame di cultura, arte e storia. 

Sarti – E se si blocca il capoluogo non si raggiungono neanche più le valli. In ogni caso non si deve più pensare in termini di smart city ma di smart land, oramai.

Corrarati – Occorre pensare ad una mobilità diversa. In futuro non dovremo più utilizzare così tanto il mezzo privato. Magari saranno tutte auto elettriche, silenziose con le farfalle che ci girano intorno, ma saremo ancora e sempre invariabilmente in coda.

Alloggi per i lavoratori: cosa si può fare in tempi brevi?

Corrarati – Le aziende sono in difficoltà perché i lavoratori non riescono a trovare casa a Bolzano a prezzi sostenibili e finiscono tutti in periferia. La legge provinciale dà la possibilità alle aziende di realizzare vani ad uso foresteria, ma da questo punto di vista c’è al momento troppa lentezza burocratica.

Sarti – I piani di attuazione comunali e provinciali devono essere adeguati, però. Ed è quello che purtroppo sta succedendo a causa della solita inerzia degli uffici pubblici.

Autore: Luca Sticcotti

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