Lo sguardo degli altri

Rubriche | 20/8/2026

Questa è un epoca in cui, per un motivo o per l’altro, tendiamo sempre più a rinchiuderci in noi stessi. Un po’ per pigrizia, un po’ per paura e un o po’ per autodifesa, consideriamo sempre meno l’opportunità e l’utilità di uscire dal nostro guscio per osservare e magari capire le motivazioni che stanno dietro alle parole e ai comportamenti di chi abbiamo di fronte. 

Questa disabitudine è senz’altro figlia dei tempi incerti che stiamo vivendo e anche della nostra spesso eccessiva frequentazione dei social network che tendono in primo luogo a farci incrociare virtualmente soprattutto coloro che la pensano come noi e poi eventualmente ad esacerbare il confronto di modi diversi di vivere e pensare, promuovendo lo scontro. 

Al di là dei social, incontrare lo sguardo degli altri è faticoso. Occorre lasciare da parte i preconcetti e avere pazienza di ascoltare, concedendo all’interlocutore lo spazio e il modo per manifestarsi a noi. Bisogna insomma fare un passo indietro, rispetto alla nostra smania di essere noi stessi, rivendicando le nostre posizioni per imporci. 

Molti ritengono che sia tempo perso e che in sostanza ciò corrisponda a prestare il fianco a fregature, più o meno grandi. Per questo osservano che l’unica cosa che vale davvero la pena è imporsi, sempre e subito. Fanno i loro interessi perché pensano in sostanza che quelli degli altri non possano che danneggiarli. 

La mia opinione è che tale modo di comportarsi non sia solo sbagliato in un contesto sociale, ma anche poco funzionale in un’ottica opportunistica. In quest’estate personalmente ho fatto un po’ esperimenti, nelle relazioni con le persone che incontro, quelle che conosco più o meno bene ma anche quello che incrocio – che ne so – per strada o al supermercato. Ebbene: un mio atteggiamento aperto e volto a scoprire lo sguardo dell’altro prima che a imporre quello mio, mi ha regalato una serie di sorprese non da poco, innescando meccanismi relazionali che avevo dimenticato e  vivendo piccoli momenti in grado in realtà di contribuire in modo significativo al mio umore e quindi alla mia salute. 

Dando credito anche solo in modo minimo, fugace, alle persone che incontriamo, in realtà otteniamo allora molto di più di quello che potenzialmente perdiamo se quel credito non lo diamo. Se poi da un sorriso e da una battuta nasce un’abitudine al saluto e qualche forma di cordialità è poi tutto il nostro equilibrio ad esserne avvantaggiato. 

Sono piccole cose, ma è da queste che si parte per difenderci – in definitiva – da noi stessi. 

Autore: Luca Sticcotti