Ne sono consapevole: nei nostri centri abitati esiste una minoranza di cittadini a cui il caldo piace, anche quello torrido. Amano prendere il sole, vestirsi meno possibile e, oggi, sempre più spesso, alcuni di loro sono convinti di trovare refrigerio scorrazzando con rumorosissime moto o scooter, senza alcun rispetto per chi non sopporta il frastuono dei motori.
Per fortuna si tratta di casi isolati, per quanto fastidiosi. La stragrande maggioranza dei cittadini il caldo lo soffre, eccome, e, se potesse, farebbe qualcosa per porvi rimedio. Sono persone che lavorano all’aperto, anziani e quanti non possono o non vogliono dotare le proprie abitazioni di impianti di raffreddamento.
Che fare? I cambiamenti climatici che hanno fatto impennare le temperature sono un dato di fatto. Le misure per invertire la tendenza sono una questione globale e di lungo periodo, sulla quale noi possiamo incidere poco. Dove invece possiamo intervenire è nella gestione dei nostri centri abitati, adottando contromisure concrete. Il Comune di Bolzano ha rinnovato e ampliato anche quest’anno l’iniziativa “Un’estate da brivido”, mettendo a disposizione degli anziani alcuni spazi climatizzati dove trascorrere qualche ora al giorno e partecipare ad attività di socializzazione. Si tratta però di gocce nel mare. Come gli esperti hanno ricordato in questi giorni – anche sul quotidiano Alto Adige – al caldo che arriva dall’alto si somma quello che sale dal basso. Le nostre città, Bolzano in testa, non hanno ancora adottato una serie di interventi che oggi appaiono indispensabili. Alcuni dipendono dai comportamenti individuali, ma ad essere determinante sarà soprattutto la prossima programmazione urbanistica, che è nelle mani della politica. Se è vero che possiamo bere molto, limitare l’uso dell’auto e non abusare dei condizionatori domestici – il calore che espellono finisce comunque nelle strade – è altrettanto vero che i nostri centri abitati hanno sempre più bisogno di verde: stiamo parlando di parchi, alberature, tetti verdi e persino del moderno “verde verticale”.
Bolzano, in particolare, dovrà intervenire anche sulla zona produttiva, che occupa un terzo del territorio comunale e si comporta come un enorme forno. Anche l’edilizia può dare il suo contributo, moltiplicando le superfici che riflettono il calore. L’altro nodo è una mobilità quasi interamente interna, concentrata su viali cittadini incapaci di disperdere il calore. La città è troppo densa e, prima o poi, una parte del verde privato dovrà diventare pubblico per garantire spazi di refrigerio. Altrimenti i bolzanini, già sotto pressione per il costo degli immobili, avranno un motivo in più per andarsene.
Non c’è tempo da perdere.
Autore: Luca Sticcotti