Case popolari

Rubriche | 28/5/2026

Sono sicuro che molti di voi lettori vorranno associarsi a me, nel ringraziare i quindici “rappresentanti della società civile” che nei giorni scorsi hanno rivolto un appello alla Provincia affinché a fronte di un bilancio di quasi 9 miliardi di euro, voglia finalmente aumentare i fondi a disposizione dell’Ipes. 

Dell’Istituto Provinciale per l’Edilizia Sociale nei mesi scorsi ne abbiamo sentito parlare quasi esclusivamente per la richiesta dell’assessora provinciale competente di rendere più snello l’organismo direttivo. Nei media invece pochi hanno trovato il modo di ricordare i dati che certificano come la Provincia negli ultimi 20 anni abbia ridotto di molto i finanziamenti per sostenere l’edilizia sociale. 

Una volta si chiamavano case popolari, ricordate? Molti di noi hanno una parte della storia della propria famiglia indissolubilmente legata agli edifici pubblici in affitto. Erano appartamenti assegnati ai nostri padri e ai nostri nonni che lavoravano. All’epoca questa soluzione abitativa era stata individuata per fornire un tetto ai tanti cittadini che erano giunti spesso da fuori per contribuire allo sviluppo dei nostri centri urbani. Ebbene: questa esigenza non è scomparsa, anzi. Negli ultimi anni l’Alto Adige – sia nel settore pubblico che in quello privato – ha rinnovato, in forme diverse e più moderne, questa forte richiesta di forza lavoro. Trovandosi alle prese con un mercato abitativo in cui ormai è quasi impossibile per i giovani lavoratori l’acquisto di un appartamento. Per anni l’acquisto di un alloggio è stato identificato dalla politica come soluzione da privilegiare e sostenere. Oggi è sotto gli occhi di tutti: quel tempo è finito. Torniamo infatti ad avere urgente bisogno di alloggi in affitto e a questa richiesta è giusto che sia di nuovo il “pubblico” a farsene carico. 

I quindici rappresentati della società civile nel loro appello non si limitano a sollecitare investimenti da parte della Provincia nell’edilizia sociale ma, giustamente, fanno altre richieste. Innanzitutto un maggiore coordinamento con i Comuni che devono individuare i terreni necessari. A ciò si accompagna la necessità di procedere in maniera celere alla ristrutturazione del patrimonio di alloggi pubblici che al momento sono inutilizzabili. Poi – dicono i promotori dell’appello – la politica dovrà finalmente operare per fare in modo di riequilibrare la legislazione che al momento promuove gli affitti brevi (turistici) a scapito di quelli a lungo termine (per lavoro). 

Non c’è tempo da perdere.  

Autore: Luca Sticcotti