Nella loro ricca diversità, i dialetti esprimono una forte identità regionale e agiscono a mo’ di guardiani di consistenti radici culturali. Il proposito di Auraum è di “coniugare la loro spesso scarsa comprensibilità con il linguaggio della musica”. Con queste parole, il musicista e cantante pusterese Roland Egger presenta il suo debutto come solista, dopo quasi cinquant’anni trascorsi dietro una batteria ed un microfono con gruppi come Readly Ash, New Flash, Trinciato Forte e soprattutto Incredible Southern Blues Band.
Egger, per questa sua prima uscita in proprio ha allestito un progetto molto originale e godibile in cui sposa la sua musica abituale (un raffinato mix di soul/pop che gli americani chiamano Blue Eyed Soul, soul dagli occhi azzurri, che ha avuto in formazioni come Steely Dan e Hall & Oates i suoi rappresentanti più titolati) con il dialetto della sua valle, la val Pusteria, da cui il nome del progetto: Roland’s Puschtra.
“Dopo cinquant’anni passati cantando sempre in inglese e prevalentemente musica altrui – ci spiega il musicista –, questo è un progetto tutto mio. Diciamo innanzitutto che sono un autodidatta, certo da ragazzino avrei potuto imparare un altro strumento unendomi alla banda del paese, ma siccome io e un mio amico eravamo quelli cosiddetti coi capelli lunghi, le cose sono andate diversamente, ho bypassato la fase banda e mi sono messo a imparare a suonare la batteria ascoltando i dischi a velocità rallentata per capire i passaggi e spostando la puntina avanti e indietro”.
Dotato di una voce particolarmente adatta al genere musicale che predilige, Roland Egger appartiene a quella schiatta poco numerosa di cantanti/batteristi i cui rappresentanti più famosi sono probabilmente Don Henley e Levon Helm.
“Forse sono più cantante che batterista – scherza Roland – però non ho mai avuto il coraggio di mettermi da solo dietro un microfono, non saprei dove mettere le mani, amo cantare seduto dietro alla batteria, con un ritmo addosso. Potrei tranquillamente affermare che questo è il mio habitat”.
Per incidere il disco Egger si è recato agli storici Newport Studios accompagnato da una band composta dal chitarrista Valerio De Paola che si è occupato di arrangiamenti e ha scritto le musiche delle otto canzoni, dal tastierista veneziano Michele Bonivento, impegnato in particolar modo all’organo Hammond, dividendosi le parti di pianoforte con Davide Dalpiaz, mentre il basso elettrico è ben saldo nelle mani di Flavio Zanon. Ci sono poi Fiorenzo Zeni e Bramböck ospiti ai sassofoni. Con un gruppo così solido, la bontà della parte musicale appare quasi scontata, ma il piatto forte sono sicuramente i testi in dialetto puschtra, ossia il dialetto della Val Pusteria.
“La musica – ci spiega – doveva essere quella che amo, con un po’ blues, un po’ soul e jazz, anche funk, ma di cantare in inglese come un paio di milioni di altri colleghi che cantano lo stesso genere, non mi pareva il caso. Facendo per la prima volta musica mia, mi è sembrato naturale cantare come parlavo da bambino, nel dialetto del mio paese, Valdaora. Perché la valle è grande, e ogni paese ha le proprie sfumature linguistiche pur essendo tutto dialetto pusterese in senso lato. Ho usato i termini e le parole che usavo una volta, li sento più miei. Non è stato semplice, perché in inglese si usano molto le vocali, nel nostro dialetto prevalgono le consonanti. In definitiva è stata una bella sfida, ma mi ritengo soddisfatto di come il progetto si è concretizzato, anche grazie al lavoro dei miei compagni di squadra”.
E ascoltando il suo disco, non possiamo che dargli ragione, il dialetto puschtra risulta sicuramente più musicale rispetto al cosiddetto hochdeutsch, anche se, chiaramente la comprensibilità è un’altra cosa. I testi evitano volutamente argomenti come guerra e religione, ci sono invece canzoni d’amore, di delusioni, emozioni, situazioni che s’incontrano nel corso della vita, come il crescere i figli. Proprio di questo si occupa Auraum, la canzone che intitola e apre la raccolta, equivalente del tedesco aufräumen, traducibile col nostro rigovernare.
“Anche se il punto di partenza – conclude Egger – è casa mia, con i miei figli, non nascondo che alla fine si tratta di una visione molto più globale, riguardante un mondo in disordine in cui qualche regola in più e qualche valore da rispolverare non sarebbero fuori luogo”.
Autore: Paolo Crazy Carnevale