Un articolo pubblicato il 13 aprile su ilpost.it segnala che, dopo 12 anni di calo continuo, nel 2025 la popolazione italiana non è diminuita. Lo ha rilevato l’Istat in un rapporto diffuso a fine marzo. Questo risultato è dovuto soprattutto all’immigrazione: le persone arrivate dall’estero hanno compensato, almeno temporaneamente, il calo demografico.
Secondo i dati, la regione con la fecondità più bassa resta la Sardegna, mentre quella con più nascite risulta proprio la nostra, il Trentino-Alto Adige.
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha più volte dichiarato di voler contrastare la diminuzione delle nascite, ma finora le misure adottate sono state limitate e poco efficaci, basate soprattutto su bonus economici. Allo stesso tempo, una parte importante della sua politica si è concentrata sul contrasto all’immigrazione irregolare, con risultati però modesti. Per questo motivo, il dato positivo sulla stabilità della popolazione non è stato particolarmente commentato, a livello governativo.
L’Istat sottolinea che la diminuzione delle nascite è un fenomeno comune a molti paesi europei. In Italia, però, la situazione è aggravata dal fatto che ci sono sempre meno persone in età fertile, a causa del calo demografico degli ultimi decenni. Il paese ha infatti una delle percentuali più basse di giovani sotto i 14 anni e una delle più alte di anziani sopra i 65.
Inoltre, il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, è peggiorato: nel 2025 i morti sono stati 652mila, molti di più rispetto ai nuovi nati. Senza l’apporto degli immigrati, quindi, la popolazione sarebbe continuata a diminuire.
Va però considerato che, mentre aumentano i residenti stranieri, diminuiscono quelli che ottengono la cittadinanza italiana: nel 2025 sono stati 196mila, meno rispetto agli anni precedenti. L’Istat dice che il calo si deve principalmente al decreto-legge approvato un anno fa, e poi convertito in legge, che ha limitato i requisiti per ottenere la cittadinanza italiana con lo ius sanguinis, latino per “diritto di sangue”, per il quale una persona può essere riconosciuta come italiana se è discendente di un cittadino o di una cittadina italiana.
A mio avviso i dati riportati invitano quanto mai a riflettere e a costruire politiche più concrete e realistiche per il futuro dei nostri territori.
Autore: Luca Sticcotti