Una scuola “nuova”

Rubriche | 19/2/2026

Nelle scorse settimane a Bolzano si è molto parlato del destino del nuovo edificio scolastico che si sta costruendo nel quartiere Don Bosco. Per anni il progetto della scuola era stato presentato come un esempio di modernità, sia dal punto di vista architettonico / funzionale che sociale, prevedendo la prosecuzione degli esperimenti che la nostra provincia sta portando avanti per creare connessioni virtuose tra scuola in lingua italiana e scuola in lingua tedesca, quali quelli in atto ad esempio nelle scuole Langer del rione Firmian bolzanino o le nuove scuole di San Giacomo nel comune di Laives. Punto chiave era la coabitazione nello stesso edificio di sezioni di lingua italiana e lingua tedesca ed è proprio questo aspetto – fino a pochi mesi fa dato per scontato – ad essere stato messo in discussione. 

Le perplessità – per quanto ci è stato dato di capire – provengono soprattutto dalla parte di lingua tedesca, ora dubbiosa sull’opportunità di aprire delle proprie sezioni in quel rione a due passi dal parco delle Semirurali, in coabitazione con classi italiane. 

Le motivazioni addotte per giustificare tali nuove perplessità sono state, sinceramente, deprimenti. Si è parlato delle difficoltà degli insegnanti di spostarsi in quella sede, in quanto si tratterebbe di sezioni distaccate di altri complessi scolastici. Si tratta di un problema che prima,  per anni, mai era stato sollevato. Da parte italiana c’è stato invece chi si è fregato le mani al pensiero di poter avere un edificio nuovo di zecca a propria esclusiva disposizione. C’è stato addirittura chi ha parlato di spreco di denaro pubblico, vista la progressiva e inesorabile diminuzione della materia prima, ovvero di “veri” bambini di madrelingua italiana o tedesca da ospitare. 

Forse sarebbe il caso di smettere i paraocchi e cominciare a guardare la realtà per quella che è. Nel nostro territorio la società è diventata sempre più compenetrata e multietnica ed è giusto che alle nostre più giovani generazioni venga data l’opportunità di frequentare una scuola in cui al muro sempre più virtuale tra le due lingue (e culture) principali vengano sostituite piuttosto delle porte girevoli, che consentano magari anche di “vedere” anche i nostri più giovani nuovi concittadini, con la loro storia e le loro storie. Questo (finalmente) per imparare incontrandosi, crescendo (in tutti i sensi), e costruendo un mondo di domani che – a ben vedere – nei contesti lavorativi è già qui. 

E’ davvero nell’interesse di tutti.   

Autore: Luca Sticcotti