Il ladino, un fiore che vale come l’oro di una medaglia

Rubriche | 5/2/2026

Il ladino è una delle più belle e preziose eredità che la storia ha consegnato all’Alto Adige. Assieme ad altre lingue minoritarie è promosso e valorizzato da una legge dello Stato (la 482/1999) e soprattutto dalla Costituzione italiana: “La Republica defënd la mendranzes linguistiches cun normes aposta” (art.6).

Lo scorso 17 gennaio la sciatrice gardenese Nicol Delago ha conquistato la prima vittoria della sua carriera in Coppa del Mondo, vincendo la discesa libera di Tarvisio. Un successo che premia anni di lavoro e conferma la sua maturità agonistica. La maggior parte dei tifosi ha applaudito all’oro di Nicol, ma una porzione – che si vorrebbe definire “esigua” anche perché espressione di un “nulla culturale” tendente allo zero ontologico – dei frequentatori della rete l’ha invece ricoperta di insulti, dopo aver sentito la sua intervista alla Rai Ladina, pronunciata nella versione gardenese della lingua dolomitica. “Gareggi per l’Italia, parla in italiano”.

La solidarietà espressa nei giorni successivi è stata corale. Ma come in casi analoghi, sorprende che – nella società dell’iperinformazione che fa il paio con l’iper-ignoranza – ci siano ancora persone che non conoscono il rispetto dei diritti linguistici e non comprendono come la varietà delle lingue apra le menti mentre la monocultura le ottunde (appunto).

La non-cultura del siamo-in-Italia-si-parla-italiano è espressione di residui di nazionalismo presenti in tutto il Paese (e nel mondo). Si fondano – oltre che su una generica intolleranza nei confronti di chi non è come te – sulla misconoscenza di questa Italia che, come Repubblica, ha la tutela delle minoranze linguistiche tra i suoi principi fondativi.

Il ladino, che è vario e bello come le terre dove esso si parla, appartiene a una famiglia linguistica che si estende dal Friuli ai Grigioni. Un patrimonio fatto di storia e leggende, di passato e presente. Appartiene a tutti coloro che amano la biodiversità culturale. “N gra de cuer a duc chëi che juda pea a lascé flurì la rujeneda ladina” (Grazie di cuore a tutti coloro che fanno fiorire la lingua ladina!).

Un dettaglio: il 17 gennaio, mentre i ratti da tastiera ci insultavano (perché gli insulti vanno a tutte le persone bi-tri-plurilingui) in molte parti del Bel Paese si celebrava la “Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali”.

Autore: Paolo Bill Valente