A molti – lo so – hanno fatto un po’ sorridere gli appelli giunti in questi giorni da leader politici e religiosi, affinché le Olimpiadi alle porte possano costituire un’occasione per promuovere una “tregua olimpica” nei sanguinosi conflitti in corso a livello globale. Il sorriso nasce dal disincanto, perché ormai da molti è ritenuto inevitabile un cambiamento di paradigma, nella nostra civiltà, volto a sostituire l’intangibilità dei valori universali di giustizia, libertà e diritti fondamentali dell’individuo, con la legge del più forte. O – meglio – di una sempre più ristretta cerchia di “più forti”, siano essi individui o organizzazioni pubbliche o private.
L’ineluttabilità di questi cambiamenti – a mio avviso – è tutta da dimostrare. Così come ritengo che ci siano ampie fasce di cittadini che – fino a qualche tempo fa tentati dall’affidarsi a poteri forti – si stiano ora interrogando sull’opportunità di tale delega in bianco.
Forse oggi allora è proprio opportuno riflettere sui vantaggi offerti dal cosiddetto spirito olimpico, applicato nella vita di tutti i giorni. Spingendo dunque l’appello iniziale ad andare oltre alla tregua, mettendo in campo un vero e proprio permanente ripensamento della direzione che apparentemente abbiamo preso.
Lo spirito olimpico è infatti una filosofia di vita che utilizza lo sport come strumento per promuovere una società pacifica, la dignità umana e l’unione tra i popoli. Ricordiamo che i pilastri fondamentali di tale filosofia sono proprio alcune tra le parole (valori) che oggi sembrano trovarsi in un inesauribile processo di declino. Vediamoli insieme.
Il primo è l’eccellenza, che però non significa solo vincere, ma anche e soprattutto dare il massimo di sé e superare i propri limiti personali attraverso la dedizione e l’impegno, come ricorda bene Roland Fischnaller da noi intervistato in questo numero del giornale.
C’è poi il rispetto, per sé stessi, per gli avversari, per le regole del gioco e per l’ambiente. Segue l’amicizia, perché nello spirito olimpico lo sport è visto come un ponte per favorire la comprensione reciproca tra individui e nazioni, andando oltre le differenze politiche, religiose o culturali. Infine, ultimo ma non meno importante, c’è il fair play. Sì, perché nello sport la lealtà è centrale; una vittoria ottenuta senza onestà non è considerata una vera conquista olimpica.
I giochi di Milano Cortina 2026 sono dunque per noi un’occasione importante, soprattutto per riflettere. E per ritrovare la nostra bussola.
Autore: Luca Sticcotti