Il Barometro linguistico 2025 pubblicato dall’Istituto provinciale di statistica ASTAT offre un quadro ricco e articolato della complessa realtà altoatesina. L’immagine che ne emerge è complessivamente positiva, pur evidenziando la persistenza di alcune sacche di pregiudizio e di atteggiamenti etnocentrici.
Per chi vuole vedere il bicchiere mezzo vuoto, non mancano gli argomenti: la difficoltà di molti altoatesini di lingua italiana nel comprendere e parlare il tedesco; le differenze marcate tra i gruppi linguistici in tema di identità; la presenza di una – seppur ridotta – quota di persone che ritiene poco o per nulla importante conoscere la lingua dell’altro. C’è ancora un 2% che considera inutile o addirittura dannosa la conoscenza di una seconda lingua. Il 6% della popolazione pensa che “si starebbe meglio senza diversità etnica”. Il 28% degli altoatesini ritiene che il proprio gruppo linguistico sia svantaggiato (percentuale che sale al 46% tra gli italofoni). Per il 19% la convivenza è giudicata lacunosa o pessima (28% tra gli italiani). E un quinto degli intervistati nega ai propri concittadini il diritto a una toponomastica bi- o trilingue.
Ma ci sono più ragioni per vedere il bicchiere mezzo pieno. La competenza in italiano delle persone di lingua tedesca e ladina è nel complesso buona. Cresce il numero di chi si riconosce in identità plurime. Una larga maggioranza considera molto importante conoscere la seconda lingua, e molti percepiscono il multilinguismo come un vantaggio concreto (47%) e un arricchimento personale (36%). Per il 74% la presenza di più gruppi linguistici è – o potrebbe diventare, a determinate condizioni – una ricchezza culturale. Quasi due terzi della popolazione ritengono che il proprio gruppo non sia né avvantaggiato né svantaggiato, e oltre un terzo riconosce pienamente il diritto alla toponomastica bi- o trilingue. Per l’81% la convivenza è soddisfacente o addirittura ottima.
Gli altoatesinosudtirolesi tendono spesso a lamentarsi, talvolta con piena ragione. Eppure il 94% della popolazione – con percentuali simili tra tutti i gruppi linguistici – ritiene che la qualità della vita in Alto Adige, rispetto alle altre regioni italiane, sia uguale, migliore o molto meglio. Solo il 6% afferma di stare peggio o molto peggio. Chissà se questi concittadini insoddisfatti hanno mai messo il naso oltre la Stretta di Salorno.
Autore: Paolo Bill Valente