Si dice che le colpe dei padri le pagano i figli. Capita pure che i figli scarichino sui padri le loro mancanze. È frequente che una generazione (come la nostra) agisca senza curarsi di chi verrà. Altrettanto facile emettere giudizi su chi, da morto, non può difendersi. In entrambi i casi c’è qualcosa che, umanamente, non va bene.
Nella mia personale galleria di “padri” il vescovo Joseph Gargitter è nel reparto dei “testimoni”, non in quello degli “imputati”. La sezione dei “giudici” e degli “infallibili” è vuota, anche se ogni tanto qualcuno vorrebbe bussare a quella porta. Il vescovo Gargitter è un uomo che ha dato tutto , perché la sua, la nostra terra potesse avere un futuro diverso da quello di un campo di battaglia. La creazione (strategica), nel 1964, della diocesi plurilingue di Bolzano-Bressanone è opera sua. Sua e di chi ebbe il coraggio, non scontato, di accompagnarlo (allora come oggi). Gargitter fu un uomo capace di leggere e toccare la storia con mano. Visse dentro le dittature del Novecento e la guerra. Esercitò il suo servizio nell’Alto Adige “a pezzi” del dopoguerra. Divenne vescovo di Bressanone nel 1952, raccogliendo la controversa eredità di Johannes Geisler, un pastore in balia del suo gregge, tristemente ostaggio del vicario generale. Fu tra i “padri” che condussero la Chiesa al Concilio vaticano II, che riempirono il Concilio di contenuti e che poi innestarono quei contenuti nel tronco della Chiesa locale. Noi, oggi, viviamo (inconsapevoli) di rendita. Raccogliamo (ingrati) quello che lui ha seminato. Gargitter fu un uomo consapevole della realtà e della missione a cui era chiamato. Le scelte lungimiranti le vedono in pochi. Si capiscono dopo. “Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi…”. Il destino del profeta è la solitudine. Anche da morto. Nessuno che ti dica grazie per quello che fai e per quello che sei. Un tratto estremamente evangelico. Così per Joseph Gargitter che ebbe pochi amici (ma fedeli e autentici) e molti detrattori. La diffamazione, la caccia alle streghe sono le armi dei vili e in quegli anni ve ne furono parecchi. Nel descrivere il ruolo della comunità cristiana in Alto Adige – l’intervista fu pubblicata nel 1970 – disse: “Ci sono state anche ore buie di intolleranza e di violenza. Proprio in quei momenti si è potuto misurare il ruolo (lo spessore ndr.) della Chiesa locale”. Nelle ore buie, direbbe Totò, si distinguono gli uomini dai caporali.
IL FATTO
A fine gennaio la diocesi presentava un rapporto sugli abusi sessuali che sollevava interrogativi rispetto all’adeguatezza dell’operato dei vescovi nell’affrontare e nel prevenire il fenomeno. Nel clima di sospetto che si è generato il premio triennale dedicato al vescovo Gargitter è stato sospeso.
Autore: Paolo Bill Valente