Volontari. Servire il prossimo senza servirsi del prossimo

Rubriche | 20/3/2025

C’era anche un po’ di Alto Adige il 9 marzo in piazza San Pietro a celebrare insieme ad altre 25mila persone il Giubileo del mondo del volontariato. Grande assente papa Francesco. Assenza fisica, ma presenza forte, con la testimonianza e le parole dell’omelia e dell’Angelus. I sogni dei pellegrini di speranza.

Il card. Michael Czerny ha sostituito il pontefice, degente da diversi giorni all’ospedale Gemelli di Roma, e ha letto il testo dell’omelia preparata da Francesco, ringraziando innanzitutto i volontari perché “voi servite il prossimo senza servirvi del prossimo”. Lo fanno “per strada e tra le case, accanto ai malati, ai sofferenti, ai carcerati, coi giovani e con gli anziani”, la loro “dedizione infonde speranza a tutta la società. Nei deserti della povertà e della solitudine, tanti piccoli gesti di servizio gratuito fanno fiorire germogli di umanità nuova”. È quel “sogno di Dio” così lontano dal presente che si sta vivendo. Anziché il “giardino che Dio ha sognato e continua a sognare per tutti”, il fragore delle armi e la fiducia smarrita.

“Nelle nostre società”, ha scritto il Papa nel testo per l’Angelus, “troppo asservite alle logiche del mercato, dove tutto rischia di essere soggetto al criterio dell’interesse e alla ricerca del profitto, il volontariato è profezia e segno di speranza, perché testimonia il primato della gratuità, della solidarietà e del servizio ai più bisognosi”.

Benché non si doni il proprio tempo per essere ringraziati, il grazie di Francesco arriva forte e chiaro: “Grazie per l’offerta del vostro tempo e delle vostre capacità; grazie per la vicinanza e la tenerezza con cui vi prendete cura degli altri, risvegliando in loro la speranza!”.

Parole ancora più vere perché pronunciate da qualcuno che egli stesso, come aggiunge nel suo messaggio, sperimenta la premura del servizio e la tenerezza della cura. “E mentre sono qui, penso a tante persone che in diversi modi stanno vicino agli ammalati e sono per loro un segno della presenza del Signore. Abbiamo bisogno di questo, del ‘miracolo della tenerezza’, che accompagna chi è nella prova portando un po’ di luce nella notte del dolore”.

Autore: Paolo Bill Valente