La burocrazia mette al tappeto il Bubi

Attualità | 22/4/2021

Se il campo di gioco fosse un quadrato, invece di un rettangolo, si potrebbe dire che hanno gettato la spugna. Ma, sempre restando nel gergo boxistico, la manifesta inferiorità non è dovuta a un avversario più allenato, bensì a qualcuno molto più difficile da mandare al tappeto: la burocrazia. Il Bubi Merano, compagine di calcio a 5, si ritira dal Campionato di serie A2, e lo fa con amarezza: “Fra casi di Covid e misure restrittive valide solo in Alto Adige abbiamo dovuto saltare troppe partite, e adesso avremmo dovuto recuperarle, giocandone una ogni 48 ore”. “Impossibile”, spiega deluso il presidente della società, Antonio Calovi.

Presidente Calovi, che cosa è successo?
È iniziato tutto già con la fase iniziale del campionato: dopo la prima giornata  abbiamo avuto dei casi di Covid, quindi ci siamo dovuti fermare per due settimane. A novembre, poi, una volta terminato il periodo di quarantena è uscita la prima ordinanza del Comune, quella che chiudeva tutti gli impianti sportivi. Scaduta quella, è stata pubblicata l’ordinanza della Provincia, quella che bloccava completamente l’attività sportiva. Facendo due rapidi conti, dopo la prima giornata siamo rimasti fermi per 40 giorni.

Ma in dicembre siete potuti andare avanti…
Esatto, abbiamo ripreso con tante partite da recuperare, perché comunque nel resto d’Italia il campionato è proseguito anche nelle zone rosse: giochiamo in A2, ma noi dovevamo rispettare quelle ordinanze che scavalcavano le normative del Coni, quelle che consentivano alle società dei campionati nazionali di proseguire.
All’epoca avevamo otto partite da recuperare; abbiamo fatto in tempo a giocarne tre, poi ci siamo dovuti fermare per un caso di Covid nella squadra. Dieci giorni di stop, e poi siamo tornati in campo per disputare due partite. Ma  poi ci siamo di nuovo fermati per un caso di Covid in una squadra avversaria.
Intanto a metà febbraio è uscita la nuova ordinanza della Provincia, che ha bloccato nuovamente le attività sportive, e siamo rimasti fermi ancora per un mese. 
Quando abbiamo potuto riprendere a giocare era metà marzo, e la Federazione Calcio a cinque di Roma ci ha imposto un calendario di 12 partite da recuperare entro il 24 di aprile, cioè entro poco più di un mese.

Ci siamo dovuti fermare a causa delle restrizioni provinciali per Covid – 19, ora per recuperare dovremmo disputare una partita ogni 48 ore, è umanamente impossibile.

Non sono troppe, dodici partite in un solo mese?
Lo sono, anche per i professionisti: anche chi gioca in Champions o in Coppa Italia ha sempre diritto a tre giorni di pausa fra una partita e l’altra. Ma il problema è ancora più grosso di quanto possa sembrare: il calendario prevedeva che nelle prime due settimane avremmo dovuto giocare due volte a settimana, il martedì ed il sabato, e successivamente avremmo disputato tre partite a  settimana, ogni martedì giovedì e sabato. Praticamente un match ogni 48 ore.

E la dirigenza cosa ha fatto?
A quel punto abbiamo contattato la Federazione, chiedendo di essere esclusi dal campionato per l’impossibilità di proseguire in queste condizioni, e chiedendo la garanzia di essere riammessi in A2 il prossimo anno. Ma la questione non poteva essere affrontata dalla Divisione calcio a 5 di Roma, bensì dal Consiglio di presidenza della Figc, addirittura da Gravina in persona. Ci avevano detto che avremmo dovuto aspettare, che la questione si sarebbe risolta, così abbiamo iniziato le partite di recupero. E in una di queste un nostro atleta si è lesionato il crociato del ginocchio. Forse questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: non siamo professionisti, non possiamo rischiare di compromettere il nostro posto di lavoro per un infortunio. In serie A2 si gioca ad intensità altissima, la trasferta più vicina è a 300 chilometri, non abbiamo neppure tempo di allenarci o di fare un recupero a livello fisico, è impossibile affrontare un campionato così. 

Antonio Calovi


E quindi?
Ho chiamato Roma, mi hanno detto di avere pazienza; ma non ho più avuto la forza di aspettare, e ho mandato una mail di posta certificata per ritirare la squadra.

Come l’hanno presa giocatori e sostenitori? 
Abbiamo avuto la solidarietà di tutte le società d’Italia, dei nostro sponsor e di tutti i nostri sostenitori. Questo, almeno, ci rallegra.

E ora come andrà avanti?
Siamo ancora in attesa di una risposta da Roma, ma sono due i possibili scenari: che accettino la nostra proposta e ci riammettano in A2 per  la prossima stagione, o che ci declassino in serie B, come prevedrebbe la prassi in caso di ritiro spontaneo. Spero che prima o poi ci rispondano, e che prevalga il buon senso: non ci siamo ritirati perché siamo pigri, è stata davvero e solo una questione di forza maggiore.

Autore: Luca Masiello

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