“I giovani sanno quello che fanno”

Attualità | 16/9/2021

Bistrattata, poco ascoltata, non capita e spesso vittima degli stereotipi. È questa la fotografia che in molti scattano della Generazione Z, la generazione di ragazzi nati tra il 1995 e il 2010. I cosiddetti “nativi digitali” con il cellulare sempre in mano e che fanno della tecnologia il loro credo.
Questo fino a poco tempo fa.
Perché le cronache d’oggi ci parlano di un gran numero di ragazzi impegnati nel sociale e in tematiche delicate che condizioneranno il loro futuro. Come i membri del movimento Fridays For Future South Tyrol, che lottano duramente nelle piazze per far aprire gli occhi e le menti sul tema del cambiamento climatico. Un cambio di passo dettato da una maggiore consapevolezza del periodo storico che stiamo vivendo e che mira a dare un futuro migliore alle nuove generazioni.
Con loro ci ha chiacchierato alla Casa della cultura di Merano, Federico Taddia, autore televisivo, saggista, conduttore radiofonico e televisivo, giornalista e divulgatore scientifico. Invitato nell’ambito della rassegna “Generazioni”, a dialogare con i ragazzi, tratta spesso temi come la difficoltà di comunicazione, le diffidenze degli adulti nei loro confronti e viceversa, messaggi e linguaggi. La persona giusta nel posto giusto, si potrebbe dire. Taddia ha scritto un libro insieme a un quattordicenne che si intitola “Vi teniamo d’occhio” e anche uno per bambini “Perché la terra ha la febbre”, sul riscaldamento climatico.
Ecco perché i giovani li capisce e li ascolta molto volentieri.

Taddia, partiamo senza indugi: i giovani d’oggi come sono?
Le nuove generazioni hanno molto da poterci dare e insegnare. Sono lucidi e consapevoli del tempo che stanno vivendo, hanno le idee chiare e si informano. Mi piace la loro voglia di mettersi sempre in gioco, impegnandosi perché credono in quello che fanno. Spendono energie e risorse per i loro ideali e questo è un insegnamento prezioso anche per noi adulti.

Cosa crede che li spinga a interessarsi a tematiche spesso più grandi di loro come il clima?
Sono tematiche grandi ma allo stesso tempo molto piccole, perché quando toccano la tua quotidianità e le prospettive per il futuro diventano automaticamente vicine e tangibili. Tutti da giovani crediamo di essere “immortali” ma poi quando ci scontriamo con i problemi reali si crea una specie di cortocircuito che ci fa aprire gli occhi sul mondo, e i ragazzi lo hanno fatto. La maggior parte di loro è davvero preoccupata per un pianeta che sembra essere diventato ormai insostenibile.

Un grande cambio di paradigma rispetto a molti anni fa…
Si, ma non tanto di protesta quanto di proposta. Per loro manifestare per il clima non è solo un alzare la voce fine a se stesso ma viene fatto in maniera consapevole e facendo proposte concrete per salvaguardare il proprio futuro. Credo sia questa la vera differenza con i movimenti del passato.

Nel mezzo c’è anche un senso di rivalsa nei confronti degli adulti?
Sicuramente. I ragazzi accusano gli adulti di non essere ascoltati e presi in considerazione. Quello del clima è un campo dove i giovani possono fare la loro parte e contrastare la – ormai -rassegnazione degli adulti, diventandone però complici. Perché gli adulti possono ancora portare qualcosa di positivo in questo mondo…

La grande sfida non è quella di abbattere il muro di incomunicabilità tra le due generazioni?
Il divario comunicativo tra le generazioni c’è sempre stato e sempre ci sarà, perché cambiano i linguaggi e i valori di riferimento. Spesso mi chiedo però se anche i giovani non abbiano delle colpe nel non farsi capire dagli adulti. È la grande sfida dei prossimi tempi, e un linguaggio alla fine lo impari. È importante però capire se ci sono delle lacune nella propria comunicazione che vadano oltre alla doppia velocità in cui vivono adulti e ragazzi.

La pandemia ha accentuato queste situazioni?
I ragazzi sono usciti devastanti dal lockdown e devono riprendere in mano la loro vita. La pandemia ci ha fatto scoprire nuove modalità di vita, con forti crisi che ci hanno portato a rimettere in discussione i rapporti. È fondamentale non far finta che non sia successo nulla. Chi ha colto le opportunità della pandemia riuscirà a risollevarsi.

Il mondo politico cosa dovrebbe fare per avvicinarsi ai ragazzi?
I giovani credono nella politica ma non credono nei politici. La domanda forse potrebbe essere cosa può fare il giovane per farsi capire dalla politica. Servono spazi e tempi nuovi, che negli anni si sono persi, per generare forza propositiva e non solo di protesta incondizionata.

Uno sguardo al futuro: siamo ancora in tempo per salvare il pianeta terra?
Gli ultimi rapporti sono allarmanti. La scienza ci ha indicato le direzioni che dobbiamo prendere per riprenderci in mano la terra. Alcune situazioni sono ormai irreversibili, ma tante altre sono recuperabili. Dobbiamo approcciarci a nuovi modi di vivere per non arrivare a un punto di non ritorno.

Autore: Alexander Ginestous

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