Le memorie del rione di Rencio #2

Attualità | 3/6/2021

Seconda e ultima parte della breve storia del rione vicino al centro cittadino, raccontata grazie alle memorie del signor Luciano Tiso, un residente storico di Rencio. 

Il signor Luciano Tiso prosegue il suo racconto, iniziato nello scorso numero del nostro giornale.
“Nel 1898 il Comune di Dodiciville fece costruire la centrale idroelettrica di Cardano, all’uscita della Val d’Ega con annesso acquedotto che ancora oggi serve le abitazioni di Rencio.”
“Quasi contemporaneamente all’inaugurazione della grande centrale di Cardano, alla fine del 1929, è entrato in servizio il consorzio irriguo Piazzadella che prendeva l’acqua a monte delle cinque condotte forzate della centrale, dallo stesso bacino di raccolta, per fornire l’acqua a tutte le coltivazioni di Rencio e Santa Maddalena. Questa innovazione ha radicalmente cambiato la coltura della vite in zona. Rencio, specie la parte alta, era carente di acqua. Già nel 1930, grazie all’aumento della produzione ed il miglioramento della qualità del raccolto, è stata istituita la cantina sociale Santa Maddalena, con sede in via Brennero e che prende il nome dalla bellissima chiesetta.”

Luciano Tiso: può raccontarci qualcosa su come sia aumentata la comunità italiana?
“C’è un aneddoto in merito: Mussolini nel 1935 era venuto a visitare la centrale di Cardano e aveva ricevuto in dono una cassetta contenente delle antiche monete d’oro, rinvenute durante gli scavi. Mussolini aveva fatto riferimento a questo episodio in una seduta del parlamento, e da lì a breve ci furono diverse famiglie italiane che si trasferirono a Rencio. Da allora la comunità italiana è rimasta coesa fino alla morte del parroco italiano, poiché era la chiesa con le sue attività che teneva insieme gli italiani. Sarà stato il 1982 o l’83. Da allora è iniziata una disgregazione e nel quartiere sono venute ad abitare persone da fuori, trasformando Rencio in una delle tante periferie della città.”

Com’erano i rapporti tra italiani e tedeschi?
“Dipende molto dagli anni. Anche qui racconterò solo un aneddoto, risalente al periodo delle opzioni. C’era uno che girava a far firmare le persone. Chi faceva propaganda a favore delle opzioni era gente molto potente, e quelli a cui parlavano erano timorosi. A Rencio erano soprattutto gli italiani, tra cui mio padre, a cercare di far desistere molte famiglie tedesche, perché molte cose che venivano raccontate per convincere ad optare non erano vere. Per farla breve, questa persona pro-opzioni ha fatto nomi e cognomi di chi ostacolava il suo lavoro, persone che, come ho avuto modo di scoprire più avanti, finivano in liste nere ed erano tenute sotto osservazione, questo fin anche dopo l’8 settembre del 1943. Ma sono cose di cui non si trova più traccia nella narrazione ufficiale. Mi ricordo una estate di parecchi anni dopo, io ero piccolo, è venuto a trovarci un signore che ha chiesto di parlare con mio padre per dirgli che aveva ragione, che se non avesse optato, le cose per la sua famiglia sarebbero andate diversamente. Suo figlio fu mandato a combattere in Francia e cadde per mano dei partigiani, a dimostrazione del fatto che l’opzione serviva anche per arruolare tanti giovani). Lui e la moglie erano a Monaco quando la città era stata bombardata. Una volta rientrato in Alto Adige sentiva l’esigenza di dire a mio padre di aver capito tardi il suo errore.”

Ci segnala altre date importanti per la storia di Rencio?
“Il 1957. Il 17 gennaio  ci fu il primo attentato dinamitardo alla ferrovia del Brennero. Era il primo giorno di collegamento diretto tra Bolzano e San Candido. Per fortuna non morì nessuno e i due attentatori furono catturati. Ad agosto dello stesso anno tracimò il Rivellone, l’affluente dell’Isarco che dai pressi del Lago di Costalovara sfocia nell’Isarco vicino a Rencio. L’alluvione non fu breve, ma, tra il 1958 e il 1960 sono state costruite in totale 23 dighe di consolidamento in pietra e cemento.”

Autore: Till Antonio Mola

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