“I miei ricordi della zona industriale”

Attualità | 8/9/2022

In questo numero del nostro giornale pubblichiamo la seconda tappa delle “memorie” del nostro anziano lettore Bruno Lazzarini. Questa volta oggetto del passo indietro nel tempo è nella zona industriale, un luogo dove molti bolzanini trascorsero per anni le loro giornate al lavoro potendo “assicurare pane sicuro” alle loro famiglie. Si tratta di ricordi personali, in alcuni casi sfumati, e potrà anche esserci più di una imprecisione dal punto di vista storico. Ma dalle parole del signor Lazzarini traspaiono in maniera chiara quelli che lui chiama “piacevoli momenti di passione”, condivisa insieme a tanti altri bolzanini.

“Si parla sempre dello sviluppo e della crescita della nostra città e della nostra provincia. Lo trovo giusto e credo che questo sentimento sia condiviso da tutti i cittadini, perché è segno di orgoglio. Non trovo giusto però che siano dimenticati i ricordi della vecchia zona industriale, nata e cresciuta insieme alla città. Anche la zona industriale ha contribuito alla crescita e allo sviluppo di Bolzano. Ed ha subito, negli ultimi tempi, un cambiamento totale diventando anche commerciale ed artigianale.
In realtà la “zona” custodisce ancora in sé il ricordo di diverse vittime del lavoro e anche del nazifascismo. E i ricordi – come sappiano – aiutano a vivere e considerare il vero valore della vita.
Partiamo da Ponte Resia. Dove c’era il complesso Lama Bolzano, filiale delle Acciaierie, in origine vi era una fabbrica di calzature. Vi lavoravano parecchie ragazze e donne e sopra questo complesso vennero ricavati degli alloggi, destinati ai dipendenti delle Acciaierie. Sul lato destro si trovava invece un’azienda che fabbricava fiammiferi, divenuta poi costruttrice di serramenti.
Si tratta della stessa ditta che, all’epoca, fornì i serramenti delle casette Semirurali. Successivamente l’azienda cambiò ancora produzione e il nome (Cellsa), fornendo pannelli truciolari per le ditte di mobili.
Presso lo stabilimento Magnesio veniva quindi realizzata la lega usata dalle industrie che producevano aerei. Si trattava di un materiale leggero e resistente agli attriti dell’aria. Anche alla Magnesio lavoravano diverse donne.
L’industria Viberti, che invece fabbricava la carrozzeria e i cassoni per i camion, ad un certo punto chiuse i battenti e si trasferì a Torino.
C’era poi la Montecatini, parte del gruppo Montedison; ad essa faceva capo anche la piccola centrale elettrica adiacente al cimitero, ora passata ad Alperia.
Lo stabilimento “Montecatini” era basato tutto sui forni di colata della produzione dell’alluminio, considerato uno dei migliori prodotti a livello nazionale e internazionale. Con l’alluminio si producevano anche gavette e borracce, perché come sappiamo si tratta di un materiale che ha la qualità di mantenere fresche le vivande.
Lo stabilimento Lancia fabbricava camion e praticava il collaudo di detti mezzi su strada. Ad occuparsene erano operai specializzati, uno dei quali – abitante alle Semirurali – ad un certo punto perse la vita. Ora lo stabilimento Lancia occupa meno operai rispetto ad una volta e produce mezzi militari.
Lo stabilimento Acciaierie apparteneva al gruppo Falk e quindi è stato ridenominato Valbruna. Produce il miglior acciaio a livello nazionale e internazionale, ma per ragioni ambientali è stato costretto a calare la produzione e di conseguenza è diminuito anche il personale.
La ditta Schiavoni, adiacente al sottopassaggio che congiunge la zona con Oltrisarco, eseguiva dal canto suo lavori di carpenteria metallica e forgia. Ad un certo punto sperimentò anche la costruzione di carrelli sollevatori.
La ditta Augusto Delaiti iniziò la sua attività in un piccolo fabbricato adiacente il retro dello stabilimento Lancia, divenuto ora deposito della ditta Thaler. La ditta Delaiti – acquisito un nuovo terreno – si sviluppò come ampiezza in due capannoni. Anch’essa eseguiva lavorazioni in alluminio. La direzione della ditta era affidata al figlio Franco, mentre la figlia Franca si occupava dell’ambito amministrativo. Guido, fratello di Augusto, si occupava poi del controllo degli operai, mentre l’altro fratello Mario faceva l’autista e con un camion trasportava i lavori eseguiti.
La ditta Delaiti realizzò anche un monumento dedicato a Pietro Badoglio. La stessa ditta si occupava anche della manutenzione e della funzionalità dei forni dello stabilimento Montecatini.
Sul suolo che all’epoca ospitava la ditta Delaiti e la Cellsa oggi si trova la Metro, supermercato all’ingrosso.
Nella mente è ancora vivo il ricordo dei binari e dei carri merci ferroviari trainati dalle motrici che entravano e uscivano carichi da Montecatini e Acciaierie, con il personale addetto contrassegnato da bandierine rosse. Nella zona industriale ancora oggi sono visibili spezzoni di binari, tra essi anche alcuni da cui partirono i carri merci che trasportarono i deportati a Dachau e Auschwitz.
Per concludere – non so in quale anno perché ero ragazzino – mi ricordo che lo stabilimento Montecatini a carnevale organizzava spaghettate con musica e balli per i propri dipendenti, all’aperto.
In zona industriale – anche qui non mi ricordo più in quale anno – ci fu anche una visita del presidente Gronchi o del ministro Scelba. Si trattò di un grande evento.
Merita di essere ricordato anche il grande sindaco Giorgio Pasquali. Egli aveva a cuore il progredire e lo sviluppo della nostra città. Pasquali aveva il suo studio di ingegneria in Via Stazione, a pochi passi dallo scalo ferroviario. Voglio ringraziare anche l’attuale sindaco Renzo Caramaschi che ci tiene a far grande la nostra città con opere di pregio, dimostrando la stessa passione e amore che ebbe l’ing. Pasquali.”

Autore: Bruno Lazzarini

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