Bronzolo, arrivano le panchine arancioni

Attualità | 22/4/2021

BRONZOLO/VADENA Prosegue la serie di contributi di Roberta Lenzi, felicitatrice del progetto “Sente-mente comunità amiche”, che approfondiscono il tema della demenza.

C’è un proverbio africano che dice: “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”. Lo dice la parola stessa…trasformazione!
La realtà si trasforma solo nel momento in cui entriamo in “azione”, quando attraverso le nostre scelte diamo una direzione precisa al nostro agire. Così, coraggiosamente, i Comuni di Bronzolo e Vadena hanno scelto di intraprendere il percorso Sente-Mente, per portare concretezza al sogno di creare una Comunità capace di accoglienza e inclusione nei confronti delle persone che vivono con demenza e delle loro famiglie, troppo spesso rinchiuse tra le strette pareti degli stereotipi e dei pregiudizi costruiti intorno alla malattia.
Il progetto, che lo scorso anno si è presentato alla popolazione attraverso due serate introduttive, proseguito poi con la visita di alcune realtà associative del territorio e la realizzazione dei Sente-mente laboratori per famigliari di persone che vivono con la demenza, vuole ora rendersi visibile nei due paesi creando dei “luoghi” specifici che risveglino curiosità e interesse nei confronti di questo tema.
A breve, passeggiando nei due paesi, sarà possibile essere colpiti dal colore arancione intenso di alcune panchine. Ogni panchina riporterà una frase che sarà una traccia del sogno di trasformazione rispetto all’idea dominante di demenza. Ci si potrà sedere un momento e accogliere dentro di sé questa nuova consapevolezza.
Ecco le “tracce” di trasformazione che si troveranno a Bronzolo.

La mente si ammala di Alzheimer, il cuore no
Occorre ricordare che la demenza riguarda la corteccia cerebrale, le sue capacità logiche, di memoria, di calcolo, ma il “cuore” no, non conosce malattia. La vita emotiva di chi vive con la demenza viene preservata fino alla fine, permettendo alla persona di continuare a gioire di momenti belli, di provare tristezza, rabbia e ogni possibile sfumatura delle emozioni esistenti. Cosa si può fare? Si può contribuire alla trasformazione diventando costruttori di momenti felici attraverso gesti di gentilezza e la condivisione di momenti felici.

Guardami, sono ancora io!
La malattia non porta via la persona a noi cara. Porterà via alcune sue capacità cognitive, ma l’essenza più profonda della persona rimarrà intatta. Cosa possiamo fare? Andiamo a trovare il nostro amico, anche se sappiamo che vive con una diagnosi di demenza, senza paura di parlare con lui per il timore che non ci capisca. Evitiamo di fare domande alle quali potrebbe non saper rispondere, invitandolo piuttosto a raccontare. Se sapremo portare il nostro sguardo più in là, vedremo che è sempre il nostro amico.

Il mio sentire è presente, qui, ora
Chi vive con la demenza è un grande maestro di consapevolezza del momento presente. Un passato che piano piano si annebbia e un futuro incerto, senza punti di riferimento, portano la persona a vivere intensamente il proprio presente. Possiamo scegliere di arricchire il presente risvegliando emozioni positive, rispettando i tempi e le preferenze di questa persona, standogli accanto con delicatezza e rispetto.

Il cammino per diventare concretamente una Comunità Amica delle persone che vivono con la demenza passa senz’altro attraverso una trasformazione culturale. Cosa significa? Significa che c’è bisogno di costruire, passo dopo passo, una nuova consapevolezza intorno alla demenza. Le panchine arancioni, in via di realizzazione da parte del gruppo giovanile Flowers, saranno lì per ricordarci che la trasformazione è possibile a partire da te, da me.
Nell’articolo del prossimo mese scopriremo le “tracce” di Vadena.

Autrice: Roberta Lenzi – Sente-mente felicitatrice

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