Don Camillo e Peppone… a Caldaro

Attualità | 15/12/2022

Tra il 1900 e il 1917 si pubblicò a Innsbruck un settimanale satirico e anticlericale dal nome “Der Tiroler Wastl”. Ne fu editore lo scrittore e giornalista Rudolf Christoph Jenny (1858–1917), cresciuto a Castelrotto e successivamente espulso dal ginnasio di Bolzano a causa di uno scritto offensivo nei confronti del direttore dell’istituto.

Il “nemico” dichiarato della rivista era la chiesa romana, con i rappresentanti locali della quale Jenny ingaggiò una contesa permanente che spesso terminò nella aule dei tribunali.

Memorabile un caso avvenuto a Caldaro nel 1912. Nella sua edizione del 28 gennaio, Jenny pubblicò un articolo dal titolo inequivocabile: “Il parroco di Caldaro si dichiara superiore a Dio”. E ciò, scrisse il temuto giornale, non già attraverso una predica dal pulpito, dove i religiosi si permetto le cose più incredibili senza suscitare l’indignazione dei fedeli, giacché nella chiesa ci si è ormai abituati a tutto, ma attraverso un comune mezzo di comunicazione che permette al noto parroco di Caldaro Gottlieb Hueber di farsi sentire in tutta la provincia.

La  vicenda finita nel mirino di Jenny era quella del maestro elementare caldarese Johann Sarl, “chiamato improvvisamente, dopo 25 anni di onorato servizio,alla casa del Signore, poiché su questa terra gli era rimasto ben poco di cui rallegrarsi”. Non solo il brav’uomo era completamente assorbito dal suo delicato dicastero”senza dare troppo ascolto alle rampogne del decano Hueber, ma doveva pure nutrire una famiglia di dieci persone e quindi curare l’educazione di molti figli.”Cosa che gli era riuscita a meraviglia, secondo il giornale, dato che i suoi figli erano tutte brave persone stimate in paese. 

A quanto pare, sul letto di morte l’umile maestro, che mai si era lamentato del magro stipendio dei maestri di campagna, avrebbe pronunciato, con riferimento al decano, la frase”Oh, quest’uomo duro”, alludendo all’abitudine del decano di elargirgli lo stipendio con molti giorni di ritardo e di accompagnare la corresponsione del misero salario con severe ed estenuanti paternali – quasi il sacerdote dal braccino corto avesse dovuto pagare i maestri di tasca sua.

La “Lehrerzeitung” (Il giornale dei maestri) pubblicò un articolo in memoria del defunto collega in cui comparve la frase “la terra gli sia più lieve del suo amato mestiere di maestro e Dio gli sia più misericordioso del suo decano Gottlieb Hueber”.

Il decano, poco avvezzo alle critiche seppur velate dei suoi sottomessi, reagì con veemenza e inviò una lettera risentita al maestro di Appiano che riteneva l’estensore dell’articolo. Come può, scrisse indignato, un maestro con un terzo della mia erudizione, lanciare una simile accusa infamante nei mieiconfronti.Il maestro di Appiano, per nulla intimorito, corresse con la matita rossa la lettera del decano e, dopo aver aggiunto in calce alla stessa il voto “del tutto insufficiente” a causa dei 18 errori grammaticali contenuti nel testo, la diffuse nei paesi dell’Oltradige.

A tutta risposta, il vicario di Cristo inserì sul “Tiroler Anzeiger” una formale diffida al giornale dei maestri, intimandogli di smentire quanto pubblicato o di specificare in che modo il curato si fossedimostrato poco clemente nei confronti del maestro defunto. Il giornale replicò che non aveva mai detto che Hueber si era dimostrato inclemente nei confronti del maestro ma soltanto che si augurava che Dio si dimostrasse più clemente del decano. Altrimenti, concluse, avrebbe dovuto scrivere “Dio è meno clemente del decano di Caldaro”.

In conclusione, Jenny attaccò frontalmente la chiesa, prendendo spunto da una lettera pastorale del Papa in cui si vietava ai membri della chiesa cattolica di citare in giudizio, anche solo come testimone, un sacerdote, pena l’espulsione dalla chiesa stessa. “Ciò avviene anche nei casi in cui un padre di famiglia intende denunciare un sacerdote per abusi sessuali nei confronti del proprio figlio”, scrisse indignato Jenny,”e solo il Papa in persona può riammettere la persona espulsa”.

Autore: Reinhard Christanell

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