Disuguaglianze, povertà e crisi climatica

Attualità | 28/7/2022

INSERZIONE PUBBLICITARIA – L’impennata dei prezzi dei generi alimentari causata dal conflitto in Ucraina sta portando alla disperazione molte popolazioni africane, già provate dalle conseguenze della pandemia degli ultimi anni. A questo si sommano siccità e inondazioni causate dal cambiamento climatico, che minacciano i raccolti di cui ci sarebbe un bisogno più urgente. A destare preoccupazione è soprattutto il Corno d’Africa, dove quasi un terzo della popolazione soffre la fame, e fra questi 10 milioni di bambini.

La bocca di Ana è chiusa, e lei parla poco. Sono i suoi occhi a raccontare di quanto sia tragica la realtà in cui le persone muoiono di fame e di sete. Tutto intorno a lei le ricorda queste sofferenze: il marito che per periodi sempre più lunghi si assenta da casa in cerca di pascoli; i fratelli che hanno venduto tutti i capi di bestiame per non vederli morire; i figli delle amiche che vengono ricoverati in ospedali di fortuna, e il bambino che porta in braccio: debole e infreddolito nonostante le torride temperature africane.
Qui la situazione è drammatica per tutti, ma sono i più piccoli a subire le conseguenze peggiori.
Spesso i bambini conoscono la fame ancor prima di nascere, nel grembo asciutto di giovani madri a loro volta malnutrite. In molti non raggiungono il quinto anno di vita, e chi sopravvive sviluppa frequentemente ritardi nella crescita, come mostrano i corpi troppo magri per l’altezza o per l’età anagrafica.
Il programma di alimentazione mondiale (WFP) stima che nei Paesi del Corno d’Africa, 1 bambino su 3 presenti danni fisici e cognitivi irreversibili, per la carenza di cibo nella prima fase di vita. Sono invece 15 milioni (Onu) le persone che soffrono la fame in questa regione, e il numero è in preoccupante aumento.
Anche Ana è parte di questa statistica, ma la sua storia come altre non fa rumore. “La fame è una tragedia silenziosa”, ha ricordato Franz Kripp, direttore della Caritas, descrivendo la drammatica situazione di molte popolazioni africane, all’avvio della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi ‘La fame non fa ferie’.

Le crisi globali si abbattono su una situazione già precaria
In molti Paesi a sud del Sahara, da tempo afflitti da insicurezza alimentare, la situazione si sta aggravando per la combinazione di diversi fattori esplosivi. Alla crisi economica legata alla pandemia del coronavirus, si somma una profonda crisi umanitaria innescata dalla peggiore carestia degli ultimi decenni. Preoccupa maggiormente l’innalzamento incontrollato dei prezzi dei generi alimentari di base, che sta affamando le popolazioni in molti stati. Il conflitto in Ucraina non fa che aggravare questa situazione, poiché molti Paesi africani sono fra i maggiori importatori di prodotti come grano, mais e olio, che oggi risultano inaccessibili per via dei blocchi dei porti da parte di Mosca e per la povertà dilagante. Eventi climatici estremi non fanno che peggiorare la situazione: siccità prolungate alternate a piogge improvvise impediscono alle colture di giungere a maturazione, e le famiglie che vivono principalmente di agricoltura di sussistenza si trovano a non avere nulla da mangiare. Anche i piccoli allevatori, come la famiglia di Ana, costretti a cercare pascoli fertili in luoghi sempre più remoti, si trovano spesso obbligati a vendere tutti i capi di bestiame per miseri guadagni, o ad abbattere i pochi animali sopravvissuti per riuscire a sfamare, anche se per brevi periodi, le proprie famiglie. Regioni come il Corno d’Africa pagano inoltre un prezzo ancora più alto per via di disordini interni, come ad esempio la guerra fratricida del Tigray al confine fra Etiopia ed Eritrea, che provoca ulteriori solitudini e sofferenze.

Un piccolo aiuto con grandi ricadute
Per far fronte a questa emergenza umanitaria e ambientale, è necessario intervenire subito e su più livelli. La Caritas diocesana di Bolzano e Bressanone è da tempo attiva in vari Paesi dell’Africa subsahariana, in Etiopia, Eritrea, Kenya, Mozambico, ma anche Uganda, Senegal, Madagascar e Repubblica Democratica del Congo, con numerosi progetti che puntano specialmente sulla promozione delle donne e sull’emancipazione delle nuove generazioni dalle condizioni climatiche spesso avverse.
“Nel corso degli anni, e grazie alla lunga collaborazione con i nostri partner sul territorio, abbiamo organizzato corsi di formazione rivolti ai piccoli agricoltori, per promuovere ad esempio, la coltivazione di varietà resistenti alla siccità, per diffondere tecniche di agricoltura irrigua e non più legata alla stagionalità delle piogge, per concimare il terreno in autonomia rendendolo più fertile. Abbiamo inoltre sostenuto gruppi di muto aiuto, sia fra contadini che fra le donne. La solidarietà del gruppo infatti, rende le persone più indipendenti dall’aiuto esterno, e permette un minimo di sviluppo imprenditoriale grazie a programmi di micro credito”, racconta Sandra D’Onofrio, responsabile del servizio Mondialità della Caritas, che accompagna i progetti all’estero.
Contrastare l’insicurezza alimentare, è infatti un’attività che necessità di una visione sul lungo periodo, e in questa direzione guardano i progetti della Caritas, cercando di tenere insieme sia aspetti di emergenza umanitaria che quelli legati alla necessità di uno sviluppo locale sostenibile. “È però solo grazie alla generosità di molti altoatesini che continuano, oggi come ieri, a sostenere il nostro lavoro, che possiamo dare una speranza a famiglie esasperate dalla miseria e dalla povertà” afferma il direttore della Caritas Franz Kripp, ringraziando i donatori. Kripp ricorda inoltre come la gravità della situazione imponga di continuare su questa strada della solidarietà, espandendo, seppure a piccoli passi l’intervento della Caritas e dei suoi partner africani, per garantire migliori condizioni di vita e una prospettiva di futuro alle persone. Questo perché morire di fame, per adulti o bambini, è semplicemente inaccettabile.

Combattere la fame è possibile

Con la causale “Fame in Africa”, puoi sostenere le attività di Caritas contro la fame in Africa facendo una donazione oppure diventando un sostenitore costante con 9 euro al mese.
Ogni donazione aiuta le famiglie ad attrezzarsi per affrontare le crisi in corso e quelle future.

Con 11 euro al mese garantite ogni giorno un pasto caldo per bambine e bambini nelle scuole.
Con 25 euro al giorno una famiglia di agricoltori riceve una fornitura di sementi come base per potersi garantire un raccolto.
45 euro garantiscono a una famiglia numerosa la fornitura di cibo per un mese.
Con 100 euro si amplia di 20 metri la rete di acqua potabile per le comunità dei villaggi.
240 euro permettono a una madre di aprire un piccolo negozio nel villaggio, assicurando alla famiglia un sostentamento e promuovendo l’economia locale.

Aiutaci anche tu!
Conti Caritas per le donazioni:
Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018
Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801
Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032
Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Ulteriori informazioni possono essere ottenute anche online www.caritas.bz.it o presso la Caritas in via Cassa di Risparmio 1 a Bolzano

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