Aprire la porta per accogliere

Attualità | 9/12/2021

Da tempo, a causa della pandemia, sentiamo parlare di “chiusure” e non possiamo far finta che questo non abbia influenzato anche il nostro atteggiamento: siamo diventati più diffidenti verso l'”altro”. Eppure esistono ancora storie di chi, proprio in questi mesi, ha deciso invece di aprire le porte ed accogliere. Una di queste è quella di Edith Pramstrahler di Egna, che da ottobre scorso ospita Notis, un giovane ragazzo greco. Ci siamo fatti raccontare da lei la sua esperienza.

Da quasi due anni parole come “chiusura, stop, controlli” ci accompagnano quotidianamente. Parole a cui corrispondono situazioni e atteggiamenti che ci hanno condizionato, e ancora ci condizionano, nella vita sociale. Il nostro sguardo su l'”altro”è inevitabilmente cambiato e, soprattutto verso le persone che non conosciamo, sentiamo una istintiva diffidenza. In questo contesto, è più facile chiudere le porte che aprirle, anche se alla lunga questa forse non è la cosa più utile per noi. Stupisce quindi sentire la storia di chi, proprio in questi mesi, le porte ha deciso di aprirle. E non solo quelle materiali della propria casa, ma anche quelle più interiori.
La signora Edith Pramstrahler di Egna ha accolto infatti, dallo scorso ottobre, Notis, un ragazzo diciassettenne proveniente dalla Grecia, da Patrasso. Abbiamo chiesto alla signora di raccontarci la sua storia, e cosa l’ha spinta a fare un passo tanto generoso. “La mia amica Simonetta Albertini di Intercultura cercava una sistemazione per un ragazzo greco per qualche mese e io mi sono offerta spontaneamente, per darle una mano. Ma soprattutto mi piaceva l’idea di offrire a uno studente con genitori non benestanti la possibilità di fare un’esperienza all’estero e imparare un’altra lingua” ci ha detto la Edith Pramstrahler che, lo ricordiamo, offre l’ospitalità a titolo di volontariato.
Con commozione, ma anche coraggio, ci racconta della perdita improvvisa dell’amato compagno Fabrizio, nel marzo scorso.
In questo senso, il fatto che il ragazzo da ospitare fosse greco è stata una specie di segnale per Edith. “Ho sempre amato la Grecia, da quando ho vent’anni. Una passione che ho condiviso con Fabrizio: siamo stati praticamente ogni anno in Grecia. E conosco bene la mentalità greca: la calma e la lentezza, e l’amore per i bambini, che sono molto coccolati, se non viziati. Ma ugualmente, non potevo immaginare ciò a cui sarei andata incontro”.

Come è stato il primo impatto?
Sono andata a prendere Notis all’aeroporto di Verona e abbiamo subito fatto un giro ad Affi, volevo che si scegliesse una T-Shirt come pensiero di benvenuto in Italia. La prima sfida è stata la lingua: parliamo in inglese e non è sempre facile. Per me è un’occasione per migliorarlo, per Notis è una possibilità per imparare l’italiano.

E l’arrivo a Egna?
Ho una casa ampia, quindi ognuno ha i suoi spazi di autonomia. Ma le questioni all’inizio erano altre.

Tipo?
Gli spostamenti. Io abito a Villa, una frazione di Egna e i primi tempi non è stato facile raccapezzarsi con gli orari degli autobus per la stazione. Notis va a scuola a Bolzano, frequenta la quarta del liceo classico Carducci e ogni giorno lo andavo a prendere al ritorno da scuola. Un giorno ha insistito per tornare a piedi e si è perso, con il buio e la pioggia… un momento di crisi, ma per fortuna tutto si è risolto. Certo inizialmente i meccanismi della convivenza quotidiana vanno oliati e il passaggio da Patrasso alla Bassa e a Bolzano non è proprio immediato.

Come va la vita in comune?
Procede bene: Notis è molto dolce e tranquillo, non mi disturba mai.
La voce di Edith si fa morbida quando parla del ragazzo, che definisce un po’ “il suo angelo”. D’altro canto, non mancano gli “inciampi” a cui va inevitabilmente incontro chi si trova a vivere a stretto contatto con un adolescente. Un classico.

Aspetti negativi?
Ha sempre le cuffie, quello un po’ troppo. A volte è un po’ sulle nuvole e non so se studia abbastanza.

E la lingua?
Abbiamo fatto il giro della casa e abbiamo aperto i cassetti per imparare i nomi dei vari oggetti in italiano, ma Notis due volte a settimana già frequenta, nel pomeriggio, un corso di lingua a Bolzano, dopo la scuola. Torna a casa alle sette molto stanco.

Un programma bello pieno insomma, ma il giovane ha il pieno supporto di Edith, che lo delizia con la sua cucina: “Gli chiedo sempre cosa vuole da mangiare, so di viziarlo, ma non posso fare diversamente. Vivere in una terra straniera vuol dire anche conoscere le nostre usanze e la nostra cucina”, continua Edith, che comunque non bada solo al ragazzo, ma ha una vita molto attiva: “Ho ripreso a lavorare e continuo a correre. Ogni domenica mi alleno dalla mattina presto diverse ore e partecipo alle maratone”. Il sabato non manca mai un caffè in centro a Egna, insieme a Notis. I due trascorreranno il Natale insieme perché Notis non tornerà a casa per le feste: una momento di vera accoglienza, che ha portato e porterà i suoi frutti, perché, concludendo con una frase dello scrittore Saint Exupéry, “La meraviglia di una casa non sta nel fatto che vi ripara e vi riscalda, né nel fatto che ne possediate i muri. Ma bensì nel fatto che essa ha lentamente deposto dentro di noi provviste di dolcezza”.

Autrice: Caterina Longo

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